di Ivano Porfiri e M.Alessia Manti
Perugia 2019 entra nella short list, l’elenco delle finaliste che si giocheranno il ruolo di Capitale europea della cultura 2019. Il verdetto è arrivato a distanza di due giorni dalla presentazione del progetto alla commissione giudicatrice. A conclusione dell’audizione di tutte le delegazioni delle candidate al titolo di Capitale europea della cultura, cominciata lunedì scorso, l’annuncio è stato dato in una conferenza stampa nella sala del consiglio del ministero dei Beni e della Attività culturali.
Le finaliste Questo il verdetto: «La giuria europea, presieduta da Steve Green e composta da membri italiani e stranieri, scelti e concordati con la Commissione Europea, al termine delle audizioni, quale momento conclusivo della valutazione intrapresa dopo il 20 settembre 2013, data ultima di consegna dei dossier di candidatura, ha annunciato la redazione di un testo di preselezione delle città che concorreranno all’ultima fase dell’Azione comunitaria “Capitale Europea della Cultura”. Le città sono Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena. La giuria tornerà a riunirsi nell’ultimo trimestre del 2014, per valutare i progetti modificati delle città preselezionate, sulla base delle raccomandazioni che saranno formulate dalla giuria stessa. «La commissione – ha detto la segretaria generale del Mibac, Antonia Pasquarecchia – in cinque giorni di full immersion ha visto un’interessante partecipazione delle città candidate. I progetti vincenti sono quelli che hanno lavorato di più al progetto di cultura come investimento nei giovani e partecipazione dei cittadini».
Boccali: «Lavoro serio» Il commento di Wladimiro Boccali arriva da Seattle, dove è in visita: «Gran bella notizia – dice a caldo -. Avevamo ragione ad essere ottimisti, anche perché era un ottimismo che poggiava su solide basi. E’ stato fatto un lavoro serio e intelligente, e soprattutto si è creata quella diffusa collaborazione tra istituzioni e società che rappresenta, con il dossier scritto dalla Fondazione, uno dei punti forti della candidatura. Perugia, Assisi, e con le due città l’ Umbria, ci hanno creduto e hanno visto, giustamente, nella candidatura a capitale europea della cultura un progetto strategico di sviluppo intelligente e innovativo. E’ stato attuato un grande sforzo collettivo che va oltre divisioni politiche, localismi, spirito di parte. Anche questa è, in sé, una vittoria. Adesso andiamo avanti. In termini sportivi, abbiamo superato il girone di qualificazione. Comincia da oggi la finale vera e propria e sappiamo, con maggiori ragioni di prima, che possiamo farcela. Questo primo risultato, più che appagamento, deve produrre un ancora più forte e diffuso spirito di iniziativa per migliorare, affinare, estendere ulteriormente il progetto».
Marini: «Squadra convinta e ostinata» La presidente della Regione, Catiuscia Marini ha subito scritto su Facebook: «Con Perugia 2019: annunciato ora. Siamo nella short list delle città candidate a capitale europee della cultura. E’ il successo di una squadra convinta ed ostinata, di una passione civile e di giovani amministratori tenaci ed ostinati. Ora tutti al lavoro». E ancora: «Un successo, un primo importante traguardo raggiunto. Qui c’è’ stata la passione e l’impegno di Wladimiro Boccali, di Claudio Rricci, di Andrea Cernicchi, della sottoscritta e di tutti i sostenitori della fondazione Perugiassissi 2019 a cominciare dal presidente Bruno Bracalente. E poi i sindaci dell’Umbria, le forze economiche e sociali, il mondo della cultura e dell’associazionismo, gli esperti i nostri silenziosi e preziosi collaboratori. Noi ci abbiamo creduto con forza ed ostinazione, con la tenacia e la voglia di innovazione che ci caratterizza…..questi sono i successi per Perugia, Assisi e tutte le città della nostra cara Umbria. Questo conta davvero per noi. Ora ci prepariamo alla seconda tappa, con il silenzio delle formiche e l’orgoglio di chi vuole lavorare solo per il bene della propria comunità».
Bracco: «Risultato atteso» «Grande soddisfazione per un risultato atteso – viene espressa dall’assessore regionale alla Cultura, Fabrizio Bracco – che viene incontro alle legittime aspirazioni degli umbri e premia il grande lavoro compiuto dalla Fondazione. «È un risultato fortemente voluto – aggiunge -, che costituisce il giusto riconoscimento di tutto quanto è stato fatto in questi anni dalle istituzioni e dal mondo della cultura umbra, per valorizzare il grande patrimonio storico-artistico di Perugia, Assisi e della nostra regione, e saldarlo creativamente con un vasto tessuto di realizzazioni e di iniziative, che tutte insieme danno il senso di un territorio vivo, in cui la cultura e le sue manifestazioni, oltre che uno strumento di coscienza civile, sono una risorsa ed un essenziale motore di sviluppo».
Cernicchi: «Di nuovo al lavoro» Anche l’assessore alla Cultura di Perugia, Andrea Cernicchi, è raggiante: «E’ un sogno che diventa realtà, siamo nella short list, grazie Perugia, grazie Umbria. Ora, da buoni montanari, di nuovo al lavoro».
Bracalente Soddisfazione dal presidente della fondazione Perugiassisi che, appena è stato reso noto il risultato ha dichiarato: «E’ prima importante vittoria. Abbiamo fatto un grande lavoro e ci e stato riconosciuto. Vogliamo ringraziare chi vi ha contribuito nella Fondazione e fuori, nella città e nella regione. In particolare gli oltre 100 soggetti entrati in fondazione dimostrando di credere in questa scommessa collettiva. Ora potremo lavorare ancora alcuni mesi su un progetto di candidatura che giudichiamo innovativo, importante per Perugia e per l’Umbria. Un progetto che è stato e sarà occasione per guardare con occhi diversi al futuro di Perugia e di tutta la regione, verso un orizzonte di cambiamento per una città media europea di migliore qualità e con una nuova formula per il suo sviluppo».
L’attesa Per tutto il giorno si è atteso tendendo con ansia l’orecchio dagli spifferi che potevano giungere da Roma o da Bruxelles. Un articolo uscito sull’edizione internazionale del New York Times, che nell’elencare le candidate più autorevoli ha omesso di citare Perugia e Assisi aveva indotto qualcuno al pessimismo. La grande tensione si è sciolta alle 17.45.
Il progetto Perugia 2019 Perugia, con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria, si è candidata ufficialmente a Capitale europea della cultura 2019 con la consegna del suo progetto avvenuta il 19 settembre 2013. Perché? Ecco quanto si legge nelle motivazioni ufficiali: «Per mobilitare tutte le sue energie e quelle del territorio circostante per affrontare la crisi sociale che caratterizza la realtà locale e quella delle città europee di medie dimensioni. Per riaffermare l’idea stessa di città, il suo ruolo propulsivo nello sviluppo, come luogo di produzione di idee e innovazione sociale, di dialogo e accoglienza. Una città che punta al recupero della qualità urbana e, in particolare, a una profonda rigenerazione del suo centro storico, contro una modalità di crescita che ne ha frammentato la forma, la disgregazione e la dispersione del capitale sociale legata alla proliferazione di periferie anonime, il conseguente impoverimento della relazionalità urbana, l’allentamento dei legami di comunità e della capacità di integrazione».
«Fabbricare luoghi» Lo slogan portante della candidatura, «Fabbricare i luoghi», «vuole sottolineare quel paziente lavoro di ricostruzione del tessuto sociale, culturale e urbano, con i tre modi di essere città posti alla base del concetto di candidatura. Il concetto alla base del progetto di Perugia 2019 si affida infatti a tre modi di declinare la città e il suo modo di rigenerarsi, ereditati come cultura urbana storica: la città delle idee che genera pensiero creativo, capace di innovare il patrimonio delle conoscenze e dei modi attraverso cui le idee si traducono in realtà; la città del dialogo che pratica il confronto tra chi, affermando la propria identità e i propri diritti di cittadinanza, partecipa democraticamente alla vita della comunità; la città dell’accoglienza non solo come ospitalità ma, anche, partecipazione a una rete di città più ampia e comprensiva, dove si opera a sistema e si valorizzano tutte le risorse che i territori e le loro comunità possiedono e sanno esprimere».
Le opportunità Il titolo di Capitale europea della cultura può portare enormi vantaggi a una città in termini culturali, sociali ed economici sia durante l’anno della manifestazione che in quelli successivi. Si tratta di un’opportunità unica per rigenerare la città, modificarne l’immagine e farla conoscere meglio a livello europeo e internazionale allo scopo di sviluppare il turismo. Da uno studio effettuato sulle Capitali europee della cultura per gli anni 1995-2004 è emerso che l’80% delle persone responsabili della manifestazione che hanno partecipato all’indagine ritiene si tratti della manifestazione culturale più positiva per le città poiché potenzia il loro sviluppo. Alcune città nominate Capitali negli anni passati hanno stimato che ogni euro investito nella manifestazione può generare da 8 a 10 euro e quindi la manifestazione può contribuire alla crescita e all’occupazione. In tale contesto è opportuno citare che il settore culturale e creativo svolge un ruolo economico e sociale molto importante in Europa. Il settore ha contribuito al 2,6% del PIL UE (30) nel 2032.
L’Italia e le sue capitali europee della cultura La prima volta dall’istituzione della «gara» è toccata nel 1986 a Firenze, successivamente, nel 2004, a Genova. Dopo quello del 2019 il prossimo appuntamento con la Capitale italiana sarà nel 2033. L’Unione europea nel 2019 assegnerà il titolo anche alla Bulgaria. Le città bulgare tra cui si sceglierà proprio in questi giorni sono Sofia, Varna, Plovdiv, Burgas, Kystendil, Ruse, Shumen, Veliko Tarnovo.
