Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale il direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Alessandro Campi, accompagnato dal vice direttore del Museo centrale del Risorgimento, Marco Pizzo, e dai membri del consiglio direttivo e del comitato di consulenza scientifica dell’ente. L’incontro rientra nel calendario di iniziative legate alle attività istituzionali dell’Istituto, che negli ultimi anni ha intensificato il lavoro di ricerca, divulgazione e cura del patrimonio documentale e museale legato all’età risorgimentale.
Secondo quanto riferito, la visita ha rappresentato un momento di confronto sul ruolo della storia nazionale nella vita civile del Paese e sull’importanza delle istituzioni culturali nella trasmissione della memoria pubblica, soprattutto in una fase caratterizzata da un dibattito acceso sul rapporto tra identità, passato e contemporaneità. Il colloquio, svolto in forma riservata, ha toccato anche i progetti di valorizzazione del Museo centrale del Risorgimento e le attività editoriali dell’Istituto.
Interpellato sul significato dell’incontro, il professor Campi ha sottolineato come la storia del Risorgimento continui a essere uno strumento utile per leggere la società italiana di oggi. «L’età risorgimentale», ha spiegato, «non è soltanto un capitolo della nostra vicenda nazionale, ma un laboratorio politico e culturale nel quale sono nate idee, forme istituzionali e linguaggi civili che ancora oggi influenzano il modo in cui italiani e istituzioni si rapportano tra loro». Campi ha ricordato come la storiografia sul periodo unitario, se letta con attenzione, aiuti a comprendere dinamiche che ricorrono nel presente, dalle difficoltà nel costruire una coesione sociale alle tensioni tra centro e territori.
Il direttore dell’Istituto ha poi evidenziato il valore educativo dei musei e degli archivi risorgimentali. «Per molte generazioni», ha osservato, «questi luoghi hanno rappresentato un punto di riferimento per capire da dove veniamo e quale percorso ha portato alla nascita dell’Italia unita. Oggi, di fronte a un pubblico più frammentato e a un consumo culturale più rapido, la sfida è rendere questo patrimonio accessibile senza rinunciare alla complessità dei fatti storici». In questa direzione, Campi ha richiamato l’importanza della collaborazione tra istituzioni culturali, scuole e università.
L’incontro al Quirinale, ha infine spiegato Campi, è stato anche l’occasione per ribadire la necessità di un investimento stabile sulla ricerca storica, considerata un elemento essenziale della vita democratica. «Senza una memoria consapevole», ha affermato, «il dibattito pubblico rischia di muoversi tra semplificazioni, slogan e contrapposizioni sterili. La storia può offrire una prospettiva più ampia, aiutando a distinguere ciò che cambia da ciò che resta, e a interpretare con maggiore lucidità i processi in atto».
La visita al Quirinale si è conclusa con un momento di sintesi sulle attività in corso e sulle prospettive future dell’Istituto, che proseguirà il lavoro di ricerca e divulgazione con nuovi progetti dedicati all’Ottocento italiano e alle trasformazioni politiche che hanno accompagnato la formazione dello Stato nazionale.
