di Leonardo Malà
Potevano, Valerio Apice e Giulia Castellani, farsi sfuggire il Pinocchio di Davide Iodice? Loro che hanno incarnato Pinocchio portando in scena tutta la propria famiglia, figli compresi, loro che ormai costituiscono un piccolo caso nazionale nel teatro per ragazzi, con numeri record di adesioni? Potevano non inserire nel proprio cartellone un piccolo prodigio nato nelle scuole elementari di Napoli e insignito del Premio speciale Ubu 2024, massimo riconoscimento italiano in campo teatrale?
Cos’ha di tanto pregevole “Pinocchio: che cos’è una persona”, in programma alle 21 di sabato 4 al Teatro Comunale di Todi? In scena ci sono 31 protagonisti con i loro desideri e le domande sul proprio futuro, quesiti non banali dato che gli attori convivono con sindromi varie (down, asperger, williams, autismo…), problematiche portate sul palco insieme ai propri genitori, in un clima scanzonato e creativo che di questi tempi solo certi soggetti riescono ad evocare, come se la loro condizione li esentasse dal vestire le rigide maschere dell’attualità.
Uno spettacolo che ha conquistato la Biennale di Venezia e che ora, con ammirevole sacrificio, viene portato in Umbria dalla piccola compagnia locale Isola di Confine. “Quando l’ho visto per la prima volta ho riconosciuto la nostra stessa lingua – dice Valerio Apice -, e per questo non ci siamo fermati allo spettacolo serale ma ne abbiamo voluto fare anche un convegno, al ridotto del teatro di Todi (ore 17) curato dalla docente Maria Filomia, con la presenza dello stesso Iodice, con Gianluca Amatori, Bruna Grasselli, il critico Alessandro Toppi e l’assessore alla Cultura Alessia Marta.
A noi – insiste Apice – interessa rendere la fragilità, quella altrui ma pure la nostra, una narrazione condivisa. Iodice afferma che il senso del teatro è un naturale strumento di amplificazione della persona, delle persone. Allo stesso modo la nostra compagnia, Isola di Confine, dal 2007 concepisce il teatro come spazio di prossimità dove al centro c’è proprio la persona, dai bambini del nido a quelli un po’ più grandi, agli adolescenti, ai ragazzi con disabilità fino agli adulti. Un luogo dove sono state scritte decine di drammaturgie di gruppo, dove negli anni si è creata una relazione densa nell’accogliere maestri della scena, gruppi da tutta Italia, partecipanti ai laboratori, allievi delle scuole, insegnanti, giovani che crescono e che restano nel nostro teatro, anni di relazione con le istituzioni e gli spazi da gestire. Sempre come artigiani di questo mestiere. Iodice intende il teatro come pharmakon, come principio di contaminazione, contatto profondo e antidoto. Per noi di Isola queste contaminazioni sono preziose, ci rendono più resistenti al male di questi tempi disumani”.
Lo spettacolo è gratuito anche se, in considerazione del grosso sforzo produttivo, la compagnia non disdegna qualche libera offerta. Aiutano pure quelle visto che alla compagnia marscianese sono stati tagliati i contributi ministeriali, una roba che ha fatto inorridire i tanti qualificati estimatori di Apice e Castellani in giro per l’Italia.




