di Marco Torricelli
Scrivere libri è una faccenda seria. O, almeno, dovrebbe esserlo. Credo sia questo il presupposto dal quale è partito Matteo Bressan – romano di nascita, ma ternano di adozione; laureato in Storia contemporanea, consigliere del direttivo della Società italiana di storia militare e con alle spalle un master in Studi internazionali strategico militari presso il Centro alti studi per la Difesa – per scrivere ‘Hezbollah – Tra integrazione politica e lotta armata’ (Datanews Editore).
Il libro Confrontandosi con alcuni esponenti politici libanesi, appartenenti sia al Partito delle forze libanesi (il partito dei cristiani maroniti) che ad Amal e ad Hezbollah, Bressan ricostruisce il filo della storia di un’area molto e pericolosamente vicina al nostro Paese – nella quale peraltro sono impegnati duemila militari del contingente italiano, in una missione spesso sottovalutata sul piano dei rischi – e mette in risalto, con una lettura decisamente ‘laica’ come sia difficile imbrigliare Hezbollah dietro ad una semplice e burocratica definizione.
Le contraddizioni Attenzione alle semplificazioni, sembra dire Bressan: indicare Hezbollah semplicemente come una forza terroristica, o di resistenza armata, o politica, può essere una banalizzazione pericolosa. «La doppia natura, politica e militare, di Hezbollah – spiega Bressan – è infatti difficile da separare, soprattutto se si pensa che costruisce il suo consenso interno, andando spesso a sostituirsi allo stato libanese nel campo dell’edilizia, della sanità e dell’educazione. Potendo peraltro contare su un emittente televisiva, Al-Manar, e un canale web che gli permettono una comunicazione molto più efficiente e accattivante di quella degli altri partiti politici libanesi».
Sul campo L’aspetto più rilevante, forse, nel libro di Bressan – che in Umbria, è giusto ricordarlo, fa politica con il Pdl e che ha svolto attività formativa nel campo della cooperazione internazionale anche in Bosnia – è che lui, in Libano, c’è stato più volte e che mantiene stretti rapporti con le diverse realtà che coesistono e si scontrano in quell’area. Una testimonianza diretta, insomma, e come detto, obiettiva: «Hezbollah è un partito politico, i cui esponenti siedono tra i banchi del parlamento libanese – ribadisce – ma che ha un suo braccio armato che ha compiuto anche azioni eclatanti, che opera però con una mentalità politica. Nel corso della ‘primavera araba’ ha appoggiato i ribelli in Libia ed in Egitto, ma in Siria si è schierato con Assad, suo principale alleato. Il saper scindere il discorso religioso dal contesto diplomatico lo rende un caso da studiare con attenzione».
