Si terrà mercoledì 11 alle 18 alla Sale dei Notari la presentazione di Giovinezza, il romanza del giornalista perugino Giuliano Giubilei edito da Solferino. A dialogare con l’autore saranno Antonella Baccaro del Corriere della Sera, lo storico Ruggero Ranieri e il vicesindaco di Perugia Marco Pierini; a moderare l’incontro sarà la giornalista di Rai News 24 Serena Scorzoni.
La storia Il libro racconta la storia di una famiglia perugina durante la Seconda guerra mondiale. Una famiglia nella quale si riconosce quella dell’autore. Quattro fratelli, che abitano con i genitori in una casa vicina alla ferrovia nell’immediata periferia della città, tutti partiti per il fronte. Due di loro, come in effetti successe al padre e a uno zio di Giuliano Giubilei, cadranno prigionieri degli inglesi e degli americani, uno sperimenterà il fallimento della missione contro la Grecia, il quarto si avvicinerà alla Resistenza e passerà l’inverno ’43-’44 sulle colline intorno alla città con una formazione partigiana.
Ma Giovinezza non parla solo di una vicenda familiare. Racconta una storia che ancora non era stata scritta: il calvario di 650mila giovani soldati (all’età di questi ragazzi si riferisce il titolo, che cita provocatoriamente la famigerata canzone fascista) che passarono cinque-sei anni rinchiusi nei campi di prigionia inglesi e americani, sparsi nei posti più lontani e spesso malsani del mondo: in India, Australia, Sudafrica, Kenya, Algeria, Marocco, negli stessi Stati Uniti e in Gran Bretagna. Una pagina tragica della nostra storia e praticamente sconosciuta, rimossa. Perché questa grande massa di soldati, costretti a lavorare per gli Alleati nei paesi in cui erano reclusi, non tornarono a casa dopo l’8 settembre, quando inglesi e americani non erano più nemici? Perché l’Italia, non più fascista, non pretese la loro restituzione, come avvenne invece con le poche decine di migliaia di prigionieri inglesi detenuti dagli italiani? E perché i nostri non tornarono nemmeno nella primavera del ’45, quando la guerra era definitivamente finita?
Il libro Molti – e tra questi il padre dell’autore – vennero riconsegnati, ormai pieni di rabbia, solo nel febbraio del 1947, quando le armi tacevano da quasi due anni e quando era già stato celebrato lo storico voto del 2 giugno. Forse si temeva un voto di protesta che avrebbe potuto favorire i partiti di sinistra? Giovinezza racconta i pensieri e le parole dei Pow (così si chiamavano: «Prisoners of war») la loro frustrazione, la loro vergogna, la sensazione crescente di essere stati abbandonati dal proprio paese. Non un saggio, ma un romanzo appassionante che, con una scrittura coinvolgente, racconta un pezzo della nostra storia di cui sappiamo poco, troppo poco.
