di Lucia Caruso

L’Unicef ha annunciato che il suo nuovo testimonial sarà il Festival Internazionale del Giornalismo. La notizia arriva direttamente dal palco del Teatro Morlacchi dove ieri, 28 aprile, Giovanni Zucconi e Gianmaria Testa hanno acceso i riflettori sulla campagna dell’Unicef  “Vogliamo zero”, contro la mortalità infantile. Questo appuntamento è stato lo step finale della rassegna “Parla di me”, fatta di incontri, workshop e musica, nata all’interno del festival al fine di veicolare una sana e corretta informazione su storie di bambini troppo spesso dimenticate, ma anche per creare un confronto tra giornalisti e operatori e per stimolare una riflessione sul rapporto tra media e associazioni no profit.

Vogliamo zero Il presidente del Comitato italiano per l’Unicef ha spiegato l’obiettivo di questa nuova campagna Vogliamo zero che gioca con i numeri: “Ci sono almeno un milione di bambini sotto i 5 anni, solo nella regione di Sahel, che rischia di morire. Nel mondo muoiono 22mila bambini. Un numero inaccettabile. Vogliamo che non ci siano più bambini a morire. E possiamo raggiungere zero a due condizioni: con l’ aiuto ai giornalisti affinchè non spengano i riflettori sulle emergenze e con il sostegno delle persone attraverso l’sms solidale di 2 euro”. “Qui – ha aggiunto Testa – non ci possiamo permettere di far finta di niente. Gli sguardi dei bambini sono uguali dovunque”. E così il cantautore piemontese con il suo concerto “Solo – Dal vivo tour” ha dato il via ufficiale alla campagna contro la mortalità infantile.

L’ouverture è affidata a Nuovo, singolo dell’album Vitamia, datato 2011, per proseguire con Comete, un testo poetico e malinconico, poi Seminatori di grano, tra sradicamento e smarrimento, e Il Passo e l’Incanto, tremendamente bella, e 20mila Leghe (in fondo al mare), una favola ironica attualissima. Vitamia rappresenta un percorso a ritroso, nei suoi ricordi e traccia un po’ il bilancio suo di vita. Ma la sua storia è la storia di tutti e l’incipit individuale va a tuffandosi nell’esperienza umana collettiva. Tra un brano e l’altro racconta aneddoti, ride e scherza la platea che si lascia subito catturare dal suo fare da cantastorie, che di storie ne conosce tante e tante ne sa cantare.

Musica e parole Solo con la sua chitarra nella penombra del palco racconta e si racconta, attraverso sonorità intime che si intrecciano a parole dalla struggente poeticità, concedendo al pubblico note che come pennellate dipingono un’umanità fragile, fatta di profumi e colori, di lune e viaggi, di speranze e miraggi, d’un tempo che è andato e non tornerà, ma anche di quello che dovrà arrivare. Il suo è un sussurro capace di arrivare all’animo in modo sobrio e discreto, risoluto, a tratti timido, da cui si scorge però un impeto di passione irrefrenabile. Tra jazz, cantautorato e canzone popolare, note e parole s’inseguono, s’intrecciano per poi fondersi in questa carrellata fatta di frammenti di emozioni, che come fotogrammi retrò si impremono sulla tela della vita, per lasciare traccia del loro passare, con il loro gusto un po’ dolce e un po’ amaro.

“Rubato dall’incanto” il pubblico del Morlacchi ha gradito, partecipato e infine a lungo applaudito questo spettacolo dal forte impatto emotivo che, giocato sulla mescolanza tra verve ironica e punte di delicata malinconia, ha concesso suggestioni inattese.

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