di Barbara Maccari

Ha trascinato e fatto ballare per due ore il pubblico accorso a parco Vitelli per vederlo. Goran Bregovic, con la sua musica che è una miscela che nasce dalla frontiera balcanica, una terra misteriosa dove si incrociano tre culture (ortodossa, cattolica e musulmana), ha fatto divertire giovedì sera Città di Castello e il Festival delle Nazioni.

FOTOGALLERY – VIDEO

Band Lo spettacolo dei suoi concerti non nasce dagli effetti speciali, ma dai musicisti presenti sul palco: da un lato l’orchestra in bianco e nero, dall’altro le voci bulgare, due vocalist straordinarie in variopinti costumi folkloristici, in mezzo Bregovic, in rigoroso abito bianco ad imbracciare la sua inseparabile ed amata chitarra e l’altra voce Muharem Redžepi. L’apertura del concerto è affidata alle travolgenti melodie di «Gas Gas Gas», che la band ripeterà poi verso la fine; impossibile resistere alla malia di questo ubriacante cocktail balcanico.

L’INCONTRO DI BREGOVIC CON LA STAMPA

Collaborazioni Il pubblico piano piano si scalda e si lascia andare a danze vorticose sotto il palco. Tutti insieme, giovani, anziani, bambini, tutti travolti dai coinvolgenti ritmi di «Presidente», la canzone che Bregovic ha realizzato con i Gipsy Kings, «Quantum Utopia», nata dalla collaborazione di Eugene Hütz, cantante e leader dei Gogol Bordello. Bregovic da palco, seduto in una sedia con la sua amata chitarra (ci resterà per tutta la sera), interagisce con il pubblico e con i suoi musicisti.

FESTIVAL DELLE NAZIONI, L PROGRAMMA DELL’EDIZIONE 2015

Musica dal mondo Sonorità assordanti, rumorose, travolgenti come quelle di «Maki Maki» o «Bijav» alternate ad altre solenni, toccanti, come il tema del film «Il tempo dei gitani», «Ederlezi», che dà anche il titolo al cd-antologia delle colonne sonore di Bregovic. È una mistura scoppiettante, che fonde ritmi folk slavi al pop moderno, vocalità bulgare a polifonie ortodosse, una musica che si può tranquillamente definire mondiale nel suo suono.

FESTIVAL, LA SERATA D’APERTURA

Classici Arrivano poi i tre brani che il grande pubblico attendeva con trepidazione: «Bella Ciao», che Bregovic lascia cantare per buona parte al pubblico, che la intona a squarciagola, «Mesecina» e «Kalasnjikov», i pezzi trainanti della colonna sonora del film «Underground». Proprio con «Kalasnjikov», bissata, Bregovic si congeda dal pubblico e saluta Città di Castello dopo due ore di concerto e di musica ad altissimo livello.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.