De Gregori (foto M.A.Manti)
Il cantautore nella sua mise da marinaio (foto M.A.Manti)

di M.Alessia Manti

FareNight 2012 chiama, Perugia risponde. E lo fa a gran voce, come solo sanno fare quelle città che vogliono recuperare qualcosa che sembrava perso, lo spirito vitale che ha sempre caratterizzato l’acropoli. Erano in migliaia – 20mila a quanto pare – in piazza IV Novembre per il concerto di Francesco De Gregori, un appuntamento che si preannunciava clou dell’estate perugina e che l’Amministrazione ha voluto regalare alla città in occasione della notte delle stelle. L’immagine della fiumana di gente lungo corso Vannucci che scorre fin su alla fontana Maggiore richiama alla mente la risposta partecipativa che negli ultimi anni viene riservata a quegli eventi culturali che sono ormai tessuto identitario della città, Umbria Jazz in primis.

«Splendida piazza, splendida gente», De Gregori fa il suo ingresso sul palco con mise da marinaio e saluta con queste parole – le uniche – il numeroso pubblico che già dal pomeriggio si era appostato sottopalco durante il soundcheck. Il cantautore romano è un po’ a casa, del resto: in Umbria, precisamente a Sant’Angelo, borgo silenzioso di Spello, ha una casa. Lì non solo produce olio ma ha registrato molti dei suoi ultimi lavori discografici. Da qualche mese è impegnato nella preparazione del suo nuovo lavoro, il primo di inediti a quattro anni da Per brevità chiamato artista. Tra le «pause» previste durante la lavorazione del disco c’è il Factory Tour 2012. Un tour che come lui stesso ha dichiarato in qualche intervista non nasce per promuovere un disco ma proprio per evadere dallo studio in cui sta registrando. «E’ una specie di fabbrica ancora in via di completamento dei lavori – ha detto – per questo l’abbiamo chiamato Factory Tour, perché è l’estate in cui stiamo fabbricando qualcosa tutti insieme e quindi ci sarà inevitabilmente un unico suono intorno al nostro lavoro». Plurale riferito ai marinai che lo accompagnano in questo viaggio alla riscoperta dei suoi gloriosi successi, la sua storica band composta da Stefano Parenti alla batteria, Alessandro Arianti al pianoforte, Alessandro Valle al pedal steel guitar ed al mandolino, Lucio Bardi e Paolo Giovenchi alle chitarre, lo storico capobanda Guido Guglielminetti al basso ed Elena Cirillo al violino e voce.

Un’immagine di piazza IV Novembre durante il concerto
Un’immagine di piazza IV Novembre durante il concerto

Il concerto E dunque eccolo qua, il Principe. Seduto sul suo sgabello, circondato dalla sua band, approdato sul palco dell’agorà per regalare una serata emozionante come poche. La scaletta, come preannunciato, è un mix di cavalli di battaglia riveduti e arrangiati in modo più o meno bizzarro nell’ultima raccolta, Pubs and Clubs. Gli evergreen vengono disseminati con sapienza riuscendo a far passare anche canzoni più crude talvolta suonate in rallenty, quasi a voler tradurre in musica un pensiero rivolto ad un mondo sempre più decadente. E’ raccontando la deriva degli ultimi trent’anni infatti che De Gregori ha creato quello specchio con cui l’italiano non solo si guarda dentro ma anche dietro. La storia siamo noi, nessuno si senta escluso. Da togliere il fiato Pezzi di vetro, da solo alla chitarra. Poi Rimmel in versione reggae con tanto di ukulele e Buonanotte Fiorellino. Il pubblico si accende sulle note di Viva l’Italia. Una delle parole d’ordine al concerto di De Gregori è sicuramente «partecipazione»: tutti cantano Generale e Titanic.

Straordinaria partecipazione Il climax dell’effetto karaoke però arriva con la Donna Cannone. C’è poi spazio per pezzi poco frequentati come Ti leggo nel pensiero e Santa Lucia, amata tanto dal suo indimenticabile amico Lucio Dalla e la cui assenza ha probabilmente inciso su di lui tantissimo in senso umano. Con questa canzone-preghiera il cantautore romano saluta Perugia. Non una sensazione ma un dato oggettivo: il concerto della Notte di San Lorenzo ha dimostrato che la città c’è e ci vuole essere a prescindere, con quell’entusiasmo e l’emozione vissuta in quest’occasione .