Baryshnikov e Wilson, (foto di Luciano Romano)

Reazioni discordanti quelle registrate tra il pubblico dopo la prima di Letter to a Man, andata in scena mercoledì sera al Caio Melisso-Spazio Carla Fendi, che ha visto confrontarsi due leggende del panorama artistico mondiale.

Bob Wilson e Mikhail Baryshnikov si cimentano nel racconto di una delle figure più controverse nella storia della danza, Vaslav Nijinsky, attingendo al diario del ballerino e attraverso un impianto scenico fatto di luci e atmosfere particolarmente suggestive e dal ritmo frenetico. Scene e ambientazioni surreali, firma esclusiva del regista, parole ripetute incessantemente fino a diventare ridondanti.

Letter to a Man al Festival di Spoleto In scena solo lui, Baryshnikov, nella veste ormai classica che Wilson propone per i propri personaggi-maschera, che fa da collante tra i vari elementi della struttura registica, rimanendo, a tratti, in ombra rispetto all’imponenza dell’impianto e lasciando all’asciutto le aspettative di quella parte di pubblico che brama di essere travolto dalla potenza di questo splendido artista.

Inattesa ovazione Nessun applauso investe la scena durante la piecè. Sola alla fine arriva una inattesa ovazione di parte del teatro che evidenzia una volta di più le diverse reazioni del pubblico. Caio Melisso in ogni caso mandato sold out da autorità e curiosi a conferma, una volta di più, dell’interesse verso l’ormai consolidata collaborazione artistica tra il Due Mondi e Wilson.

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