di Noemi Matteucci
La location è una di quelle d’eccezione, che poche volte nella vita capita di avere: bastava alzare la testa, venerdì sera, per cogliere, al fianco di una splendida musica d’autore, la duplice magia dello scenario quasi fiabesco fatto dalla Rocca Albornoz e dalla facciata del Duomo, che osservavano una piazza gremita, dove le persone e gli applausi erano un tutt’uno.
Arte visiva e musica È lo stesso direttore d’orchestra, l’energico Steven Mercurio, a dare il via alla serata in quella Spoleto che lui definisce «casa, dolce casa», mentre dedica un applauso al prestigio del Festival, di cui è stato direttore musicale per cinque anni, per poi dirigere la maestosa Orchestra Filarmonica ‘Arturo Toscanini’ di Parma. Arte visiva e musica, è questo il binomio della serata, dove piazza del Duomo diventa cinema a cielo aperto per offrire una tra le più coinvolgenti e significative rappresentazioni dal vivo delle colonne sonore italiane. Con un maxischermo sul palco a fare da guida fra autori e titoli che hanno fatto la storia, si parte soavemente, accompagnati da una fresca brezza notturna, per un viaggio nel mondo del cinema sulle note di Amarcord, di Federico Fellini, composte da Nino Rota.
Emozioni e solisti Le sensazioni si amplificano brano dopo brano, e crescono sulle note delle musiche di Anonimo Veneziano, di Stelvio Cipriani, eseguite magistralmente dal giovane violino solista Andrea Obiso e accompagnate dalle immagini 3D dei canali della Laguna. Poi arriva Alice, che intona le parole di Your Love, di Ennio Morricone, quindi si viaggia con il valzer di Il gattopardo, mentre le immagini sullo schermo percorrono gli interni della casa della pellicola e mostrano immagini originali del film. Entra poi in scena il giovane tenore Federico Paciotti, che emoziona con l’interpretazione del brano di Morricone Incontro.
La dolce vita Il percorso nella musica del cinema italiano prosegue con La città delle donne, composta da Luis Bacalov, quindi con l’intensità di Profumo di donna (Scent of Woman), di Armando Trovaioli. Torna in scena Alice, per un altro assolo di More, di Frank Sinatra, colonna sonora di Mondo Cane, durante la quale, fra un ritornello e l’altro, il maestro Mercurio scende dal podio per abbracciare la cantante e farla volteggiare in un breve passo di danza.
Special guest A salire sul palco, Raphael Gualazzi, che propone riarrangiamento, jazz e solo pianoforte, della colonna sonora di Amarcord, seguito da Morgan, che esegue un riarrangiamento di una delle musiche di Pinocchio di Fiorenzo Carpi e Nino Manfredi, il ‘Tema di Geppetto‘, presentato da Morgan come «l’unica figura veramente umana in tutta la storia». Si viaggia a grande ritmo per una panoramica tutta all’italiana tra Il clan dei siciliani di Ennio Morricone, Nuovo Cinema Paradiso arricchito dal violino di Obiso, La dolce vita di Nino Rota, con immagini ambientate a Roma e via Veneto e con Eclisse di Giovanni Fusco.
Gran finale Il finale si avvicina con le colonne sonore di La vita è bella, scritte da Nicola Piovani e interpretate per l’occasione, nel brano in versione spagnola anche da Tosca, per viaggiare sulle colonne sonore fino ad arrivare a un’emozionante e intensa rivisitazione di Mi mancherai, tratta dal film Il postino, dove Tosca e Paciotti offrono uno strepitoso duetto, accompagnato dal violino di Obiso.
Emozioni e storia Un concerto lungo cinquant’anni, per due ore di musica intensa, emozionante, che tocca le corde profonde dell’italianità di ogni ascoltatore e rende la meritata magia ai colossi del cinema che tanto successo hanno portato al nostro cinema, anche all’estero. Sul palco, un’ineccepibile orchestra, che dà vita a tutta la bellezza dei brani composti dai più grandi autori della musica da cinema. La guida, quella appassionata di un direttore d’orchestra che con la sua carica, con il suo sorriso, e con la sua vicinanza a musicisti e artisti trasmette anche al pubblico tutta l’intensità della serata, accogliendo i diversi solisti che si alternano sul palco, da buon padrone di casa, come fossero suoi personali ospiti. In piazza, un’atmosfera quasi surreale, dove la cornice magnifica del Duomo sembra dare il benestare al piacere e all’orgoglio quasi patriottico di ascoltare note che fanno ormai parte del bagaglio storico e culturale dell’Italia.
