di Daniele Bovi
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E’ alto un metro e novanta, pesa otto quintali e da mercoledì fa bella mostra di sé nel chiostro di San Domenico, al Museo archeologico nazionale dell’Umbria, il Telamone appena restaurato e presentato alla città dal soprintendente per i beni archeologici dell’Umbria Mario Pagano e dall’architetto Spartaco Capannelli. Un elemento architettonico che ritrae un personaggio maschile con le sembianze di un satiro, dotato di corna e orecchie appuntite, nell’atto di sorreggere un peso. La statua, in marmo pentelico (cioè un marmo bianco a grana fine caratteristico della Grecia), proviene da Terni dove fu rinvenuta in tre pezzi durante dei lavori condotti dall’Enel nel 1971. Trasportata a Spoleto, è rimasta fino ad ora nei magazzini del museo fino al delicato restauro, diretto dal soprintendente ed eseguito dalla restauratrice Roberta Mingione, che ha restituito all’opera tutto il suo splendore. L’allestimento è stato eseguito dalla Coobec di Spoleto e, per la collocazione, si è tenuto conto del miglior angolo visuale rispetto all’ingresso nel chiostro.
FOTOGALLERY – LA PRESENTAZIONE
L’opera «E’ una splendida scultura colossale – ha detto Pagano – che testimonia quanto debbano ancora essere valorizzati i nostri magazzini». Secondo gli studi condotti dal soprintendente, le caratteristiche stilistiche la collocherebbero in età adrianea. Sempre secondo Pagano, il Telamone faceva parte della decorazione architettonica e scultorea del Canopo di Villa Adriana, singolare residenza che rievoca i luoghi più celebri dell’impero romano. Il Telamone fu poi trasportato a Terni tra il 554 e il 565, all’epoca delle ricostruzioni fatte in età giustinianea, dopo la sconfitta dei Goti ad opera di Narsete nel corso della battaglia di Tagina (l’odierna Gualdo Tadino). A Terni secondo Pagano avrebbe dovuto ornare la porta romana della città, demolita dai Goti. A supporto di questa tesi c’è la presenza di altri Telamoni a lato dell’arco d’ingresso delle porte cittadine romane, ben documentata fin dall’età ellenistica.
Dalla villa di Adriano Il progetto non fu poi portato a termine o per l’arrivo dei longobardi o a causa di una delle tante alluvioni del Nera. Lo scultore che ha realizzato l’opera dovrebbe essere lo stesso che ha scolpito altre opere per la villa, come il centauro in marmo rosso antico dei Musei vaticani e alcune maschere. Come spiegato dal soprintendente a Perugia sono stati poi scoperti altri elementi architettonici che arrivano proprio dallo spoglio dell’area di Villa Adriana. In particolare si tratta di quattro gigantesche colonne e capitelli della chiesa di Sant’Angelo con la scritta «hero», in onore dell’eroe Antinoo, il cui corpo imbalsamato era collocato qui. In più ci sono due colonne centrali a fusto di palma in marmo verde egiziano del tempietto del Clitunno.
