Gaia Trionfera (foto Magnus Maab)

di Ester Pascolini

La talentuosa Gaia Trionfera, violinista gualdese di fama internazionale, è tornata in città. Il caso ce la fa incontrare: un evento annullato la trattiene qui per qualche giorno e si materializza la possibilità di farci raccontare la sua storia. A sentirla parlare, mentre ripercorre le tappe della sua carriera, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno scricciolo portentoso. Ha solo 24 anni, è minuta, delicata, eppure emana una solidità che contempla, al tempo stesso, leggerezza e forza. 

Passi rapidi e sicuri Gaia si sta facendo strada in tutto il mondo, a passi rapidi e sicuri. È appena rientrata da un’esperienza negli Stati Uniti, lo Yellow barn summer festival, ma è solo l’ultima di una lunga serie di esibizioni che l’hanno portata a suonare in tanti palcoscenici, dalla Fenice di Venezia, alla Scala di Milano, passando per l’auditorium della Conciliazione di Roma. E poi il Mozarteum di Salisburgo, l’Ims Prussia cove di Cornwall. Il prossimo ottobre l’attende la Wigmore hall di Londra. Ha suonato con numerose personalità di spicco del settore, come Anthony Marwood ed Enrico Bronzi. Lo scorso settembre il pubblico italiano ha potuto ascoltarla nella trasmissione di Rai 3 «Via dei matti numero 0», condotta da Stefano Bollani, che l’ha accompagnata al pianoforte in una «Romanza per violino e piano» di C. Schumann. Nascosto dietro le quinte c’era il suo emozionatissimo papà Marco: «Il papà che tutti sognano – racconta a Umbria24 – presente, empatico, supportivo». 

Nascita di una passione L’evoluzione musicale di Gaia Trionfera, però, è legata a doppio filo a quella della mamma Rosabianca Merico, stimata insegnante di pianoforte, con cui vive in rapporto simbiotico e che le ha trasmesso l’amore per la musica fin da piccolissima: «Mi sono già trovata in un ambiente dove si respirava musica – dice Gaia – mia mamma faceva lezioni di pianoforte a casa, tenendomi nel marsupio». Ci racconta di aver iniziato con il pianoforte «a cui mi sono un po’ ribellata», confessa, per poi passare al violino quando aveva solo tre anni. «Per una serie di circostanze mi sono ritrovata a suonare il violino e poi è diventata una passione e ho continuato». La sua formazione parte da Perugia, dove studia con Eloise Hellyer, approcciandosi al metodo Suzuki, per poi giungere alla scuola della Torraccia di Fiesole: «Mi accompagnava mio nonno in treno – racconta con un sorriso nostalgico – partivamo da Gualdo, facendo persino il cambio a Foligno».

Trio Venere Da qui in poi è tutto un crescendo di esperienze.  Pochi anni dopo si trasferisce con la madre a Vienna, dove Rosabianca vive ancora, e poi si sposta ad Hannover, da sola, per giungere infine a Basilea, dove studia con Rainer Schmidt e dove vive, oggi, con il suo compagno Nigel Thean, violoncellista di origine malese e con la loro cagnolina Goose, dolcissima Siberian husky «che a volte si diverte – dice ridendo – a interrompere le nostre prove». Insieme a Nigel e a Daniel Borovitzky, pianista israeliano di origine russa, Gaia ha dato vita al «Trio Venere», alternando questa collaborazione con l’attività da solista. Non nega le difficoltà che accompagnano la vita di un artista, il distacco dal luogo di origine, la mancanza della famiglia: «Alla fine però – dice – uno trova sempre dei modi per far funzionare tutto e viaggiare mi piace molto, si crea tanto spazio per leggere, per studiare altre cose, o semplicemente per parlare con uno sconosciuto». Tra i sacrifici che ha dovuto fare, Gaia non sembra includere quello dello studio: «A me piace molto studiare, non lo trovo difficile, la musica è una cosa bellissima». 

Casa Il forte legame con la sua città lo spiega così: «Gualdo Tadino la sento ancora come casa. Essere nata in un ambiente dove c’è tanta natura, il contatto con la montagna, secondo me aiuta tanto. Così come venire da un centro piccolo, avere l’affetto delle persone quando torno: Gualdo non si dimentica di me». Non vuole fare programmi per il futuro: «Vorrei lasciarla aperta questa domanda, vedere i prossimi dieci anni dove mi porteranno, perché nel tempo mi sono successe tante cose che non mi aspettavo accadessero». Racconta di aver intrapreso la sua strada di musicista con una visione che poi è cambiata nel tempo, «come se il mio percorso sia diventato sempre più cucito addosso a me». 

Credere nei propri mezzi «Che consigli daresti a un giovane che volesse oggi approcciarsi a questo mestiere?« le chiediamo a bruciapelo. Risponde senza esitazione: «Di non confrontarsi con gli altri, di credere nella propria capacità di essere flessibili e di avere la consapevolezza che si può imparare tutto quello che non si sa fare».  Tra i suoi sogni, spunta anche quello di realizzare un’iniziativa per Gualdo: «Ci sono tutti gli ingredienti per farlo, secondo me, anche se nelle nostre zone non c’è una tradizione violinistica vera e propria». 

Gioia Alla fine di questa chiacchierata deliziosa, ci sembra di poter cogliere l’aura prodigiosa che avvolge l’anima di questo giovane talento. È nata con un dono, Gaia, con una gioia impellente da riversare sul mondo. Questo sembra, in fondo, l’elemento che distingue un artista dagli altri esseri umani. «Io credo che lo strumento in sé non sia importante – afferma – la musica è un linguaggio che ci permette di spiegare l’inspiegabile, alla fine il mezzo per fare musica è secondario. Io mi sono sempre sentita una musicista, mi sono sentita di star bene in quell’elemento e il violino, in fondo, è stato solo uno strumento per esprimermi».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.