di M. R.
Riempie cinque pagine di belle parole, a pagamento perché deve avere un contratto con Palazzo Spada, ma omette dati concreti; il valutatore del sistema museale Caos Michele Trimarchi ha redatto la seconda relazione sulle attività del Centro Arti Opificio Siri di Terni ovvero quella a valere sul 2016 che, al netto della premessa (che stavolta non c’è), ripercorre sostanzialmente le osservazioni già fatte lo scorso anno. Nessun accenno agli effettivi fruitori del sistema museale, ma sul sito del Comune ci sono e se l’area archeologica di Carsulae è riuscita ad attrarre oltre 8.700 turisti paganti, il Caos è rimasto sotto quota 300. Neppure un ticket al giorno)
Michele Trimarchi Nominato l’8 giugno del 2015 (guarda caso tra sospetti e polemiche), ‘l’economista di cultura’ deve avere una certa repulsione per i numeri perché del museo inserito in una «città priva di una zavorra monumentale» (parole sue) dice che offre un programma «ecumenico ed eclettico». Poi si perde in un climax di apprezzamenti che dovrebbe culminare con delle cifre: paganti, incassi, percentuali, visitatori; invece niente. «Il concessionario – scrive in un passaggio della relazione 2016 – con la propria plurale weltanschauung mostra un versatile dinamismo capace di consolidare i risultati».
Il pubblico del Caos A proposito di risultati Trimarchi: «Del tutto positiva la risposta del pubblico, le cui dimensioni appaiono del tutto favorevoli nel confermare che un’offerta di elevata qualità si può indirizzare a un pubblico numeroso e che la sua reazione attiva e partecipativa dipende in larga misura dalla capacità innovativa dell’offerta stessa (si pensi per tutte all’introduzione di un catalogo da collezione per la mostra di Elliott Erwitt)». Non sia mai che Trimarchi quantifichi la risposta di pubblico, quel che conta sono evidentemente le conclusioni: «I risultati conseguiti sotto molteplici punti di vista sono incoraggianti».
@martarosati28
