di Giovanni Tarpani e Virgilio Ambroglini
Salivamo quelle scale in Via Mazzini, dove aveva sede «l’Azienda per la promozione turistica e di cura dell’Umbria», perennemente in penombra, accompagnati dal timore prodotto dal luogo e da chi lo abitava. Ci andavamo sempre di pomeriggio. Soffitti affrescati, arredamento barocco, stanze l’una dentro l’altra, dove si notavano scrivanie con depliant colorati e carte ammucchiate prima di arrivare alla porta sempre chiusa alla quale bussare. Da dentro una voce diceva «avanti», e nella penombra si stagliava «Il Direttore»: Agozzino. In pochi lo chiamavano per nome perché il carisma del personaggio non consentiva troppa confidenza.
Più viva e aperta Almeno all’inizio era così ma mai si derogava anche molti anni dopo dall’esercitare un rispetto frutto di un carisma riconosciuto. Noi giovani impegnati nel fervore politico e in particolare nelle attività culturali, scoprivamo in quella stanza una dimensione del tutto nuova che non emergeva ancora nelle nostre discussioni: il governo e l’amministrazione burocratica. Era curioso il suo metodo di ascoltarci, spesso senza intervenire e prendendo appunti con una stilografica, su tanti piccoli pezzetti di carta. I nostri progetti, idee e a volte sogni di giovani che immaginavano una Perugia sempre migliore nelle discussioni con «Il Direttore» diventavano materia giuridica e amministrativa. Avevamo, però, l’obiettivo comune di avere una terra più vivace e aperta al mondo di quegli anni che si stava rapidamente trasformando e in quegli appuntamenti scoprivamo spesso che “il come” farlo era materia essenziale che spesso sfuggiva alle nostre riflessioni.
Da UJ al Teatro in piazza Senza «Il Direttore» oggi non avremmo avuto la prima fase di Umbria Jazz nella quale l’Azienda turistica, come si chiamava allora, esercitò un ruolo determinate sul piano organizzativo e gestionale in attesa della strutturazione delle Regioni che stavano nascendo in quegli anni. Senza di lui Perugia non avrebbe maturato l’esperienza del Teatro in Piazza, che per la città fu la scoperta di una nuova modalità del consumo culturale abbinato alla valorizzazione del suo centro storico, ben prima della Estate Romana di Renato Nicolini. Esperienza che non solo portò alla formazione di un nuovo pubblico a Perugia ma che fu la palestra di figure di “organizzatori” che solo dopo molti anni s’iniziò a definire come manager. Il suo ruolo nella Sagra Musicale Umbra meriterebbe un ricordo specifico, resta il fatto che anche in quella esperienza Agozzino non smise mai di esercitare il ruolo che gli fu più proprio: formare ad avere saldi principi organizzativi quelli che si avvicinavano al mondo della produzione culturale.
Un patrimonio A molti di noi rimane questo patrimonio di formazione che solo sappiamo riconoscere come tale. Solo dopo molti anni scoprimmo che i famosi appunti spesso erano ritratti ironici di chi gli stava davanti, caricature che sapevano estrarre il carattere dalle persone trasformandolo in ironia. Così come alla fine avevamo accettato il consueto regalo, prima di accomiatarci, di un chiodo arrugginito elargitoci come portafortuna. A dire del «Direttore» insieme al chiodo lungo 25 centimetri che stazionava immancabilmente nelle sue tasche avrebbero prodotto effetti superlativi. Uno ne ha prodotto di sicuro: l’abbiamo conosciuto, «Il Direttore», per tutti noi semplicemente e con rispetto, Agozzino.
