Chiara d'Assisi

di D.N.

Lunedì 19 dicembre al termine degli spettacoli delle 18 e 21 presso il Cinema Zenith di Perugia, Susanna Nicchiarelli incontrerà il pubblico in sala per presentare il suo ultimo film: “Chiara” in concorso all’ultimo festival del cinema di Venezia. Saranno presenti anche i musicisti dell’ensamble Anonima Frottolisti. Coordinerà l’incontro il critico cinematografico Andrea Fioravanti.

Il film Dopo ‘Nico, 1988’ e ‘Miss Marx’, ‘Chiara’ conclude la trilogia dedicata alle donne vissute in passato recente o remoto, rimaste all’ombra di figure maschili consegnate invece alla storia con ben maggiore visibilità. Il film di Susanna Nicchiarelli è ambientato nell’Assisi del 1211, quando la giovane Chiara (Margherita Mazzucco) a soli diciotto anni scappa di casa nella notte per raggiungere Francesco (Andrea Carpenzano), un suo caro amico. Quella fuga sarà solo l’inizio di un grande cambiamento che interesserà tutta la sua intera vita. Da quel momento in poi Chiara accetta di vivere in povertà in un monastero, nonostante l’opposizione dei suoi famigliari. Determinata a fare carità, la giovane si opporrà alla clausura e perfino al Papa, lottando con tutte le sue forza insieme alle donne che la seguono per ottenere ciò che vuole. Il film racconta la storia di una ragazza con in tasca il sogno della libertà e divenuta santa. Nel cast troviamo anche Luigi Lo Cascio e Carlotta Natoli.

La regista “La storia di Chiara e Francesco è entusiasmante. Riscoprire la dimensione politica, oltre che spirituale, della “radicalità” delle loro vite – la povertà; la scelta di condurre un’esistenza sempre dalla parte degli ultimi, ai margini di una società ingiusta; il sogno di una vita di comunità senza gerarchie e meccanismi di potere – significa riflettere sull’impatto che il francescanesimo ha avuto sul pensiero laico, interrogandosi con rispetto sul mistero della trascendenza. La vita di Chiara, meno conosciuta di quella di Francesco, ci restituisce l’energia del rinnovamento, l’entusiasmo contagioso della gioventù, ma anche la drammaticità che qualunque rivoluzione degna di questo nome porta con sé”.

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