di Andrea Baffoni
«L’assessore alla Cultura della regione, Fabrizio Bracco, fa un lavoro eccellente e instancabile. Semmai dovrebbero essere i privati a dare una mano con più convinzione, per il prestigio del territorio e quindi del loro marchio». E’ consapevole del quotidiano percorso a ostacoli che deve compiere oggi un uomo di cultura e un amministratore, Vincenzo Cerami, scrittore e assessore. «Spoleto? E’ costretta a tappare buchi più che buche, ma nonostante non giri il becco di un quattrino il Comune non ha smesso di agire contemporaneamente sul risanamento dei conti e su iniziative nuove e indispensabili».
ll ministro Tremonti ha recentemente dichiarato che “La cultura non si mangia”, ma senza le risorse garantite del Fondo Unico per lo spettacolo molti dei 250 mila lavoratori del settore avrebbero forse “smesso di mangiare”. Con il reintegro annunciato il rischio è scampato?
Il reintegro del Fus è stato messo in atto grazie a una piccola tassa sulla benzina. Il ricavato di questa tassa non va tutta al Fus, gran parte finisce nelle mani di Tremonti per altre cose. Alla fine tutti gli italiani, che si vedono aumentare il costo della benzina, pensano che sia a causa della Cultura. Molti di loro confondono le risorse per la Cultura con gli stipendi dei divi. Insomma è un provvedimento tanto indispensabile quanto antipatico perché sembra un regalo ai privilegiati che vivono di spettacoli. Tuttavia bisogna dire che il reintegro del Fus è stata una conquista importante: il Teatro, il Cinema, la Musica, i festival ecc. erano ormai al coma.
Berlusconi ha poi aggiunto: “Anche lo spettacolo deve essere capace di uscire dall’assistenzialismo e dall’elemosina di Stato, però ora è chiaro che non possiamo far chiudere i teatri come La Scala e quindi aumenteremo i fondi a disposizione dello spettacolo”. Come può, secondo lei, un’istituzione pubblica arrivare ad investire in cultura invece che elemosinare risorse?
Bisogna approfittare della crisi per riformare completamente tutto il settore. Innanzi tutto è necessaria una legge dello spettacolo (non esiste solo in Italia) per spazzare via sprechi e rendite di posizione e per far largo a un’idea non parassitaria della Cultura. La Cultura è una risorsa fondamentale del nostro Paese, la sua più solida ricchezza. Va tutelata e incoraggiata a considerata anche risorsa economica. Già oggi, malgrado l’abbandono in cui vive, la Cultura è produttiva. Conti alla mano per ogni euro investito in Cultura ne rientrano otto sotto diverse forme. Oltre alla virtuosa ricaduta sociale essa produce ricchezza. Ma quando sarà possibile, quando ci sarà un governo che ci crede, la Cultura ci regalerà tesori inaspettati.
In Umbria – secondo il deputato Walter Verini – la cultura è un fattore fondamentale di identità, di sviluppo, di coesione. Un elemento fondamentale, diretto e indotto, del nostro prodotto interno lordo. Secondo lei le istituzioni umbre stanno facendo abbastanza?
Per le dimensioni e per il numero dei suoi abitanti, l’Umbria ha la maggiore concentrazione di bellezze, non solo artistiche e culturali, ma anche paesaggistiche. Queste invidiabili virtù hanno naturalmente un costo, quello della loro tutela e della loro produttività. Verini, umbro doc, ha perfettamente ragione: in quest’epoca globale, che tutto frulla e rende uguale, è indispensabile per l’Umbria esaltare la sua specifica identità, la sua storia. Lo sviluppo della Regione non può prescindere dalla Cultura. Nei momenti difficili come questo che stiamo attraversando, guai a chiudere in un angolo la Cultura, significa allontanare ancora di più il futuro. L’assessore alla Cultura della regione, Fabrizio Bracco, fa un lavoro eccellente e instancabile in questo senso. Semmai dovrebbero essere i privati a dare una mano con più convinzione, per il prestigio del territorio e quindi del loro marchio. Spero vivamente che presto, magari con il prossimo governo, si possa detassare quella parte degli utili che le imprese investono in Cultura.
Ad esempio a Spoleto, quanto hanno pesato i tagli agli enti locali sul suo assessorato e, più in generale, sulle iniziative culturali?
Spoleto ha ereditato una situazione amministrativa scoraggiante. È costretta a tappare buchi più che buche. Malgrado le scarse risorse a disposizione (io in quanto assessore alla Cultura posso contare solo su circa il 20% di quante risorse aveva a disposizione il mio predecessore), il Comune non ha smesso di agire contemporaneamente sul risanamento dei conti e su iniziative nuove e indispensabili. Per quanto riguarda il mio assessorato, in poco più di un anno e mezzo ha fatto risorgere dalle ceneri un’eccellenza nazionale come il museo d’arte contemporanea dedicato a Carandente (da circa tremila visitatori l’anno siamo passati a quasi undici mila), ha creato il teatro famiglia che nella seconda stagione ha avuto un incremento del 20% rispetto alle già straordinarie presenze dell’anno prima, ha aumentato gli abbonati del Teatro Nuovo, ha organizzato eventi importanti come il concerto di Paolo Conte, gli spettacoli internazionale di danza, gli incontri e le conferenze di Palazzo Mauri, eccetera. Spoleto vive della sua bellezza e della sua Cultura. È patria del Teatro e della Musica (basta pensare al prestigio internazionale del Lirico Sperimentale). È punto di riferimento mondiale per quanto riguarda gli studi sull’alto medioevo. Ma c’è ancora moltissimo da fare, soprattutto nell’annosa questione della Rocca. Ci stiamo muovendo nonostante non giri il becco di un quattrino. Siamo forse vicini a una soluzione, speriamo che le cose vadano al meglio. La città ne guadagnerà in presenze turistiche e in una migliore accoglienza per il turismo congessuale. Ci vuole tempo e pazienza, ma bisogna crederci, e fino ad oggi l’Amministrazione con il sindaco Benedetti in testa ci credono.

