di Noemi Matteucci
Non si tratta di essere i primi nella gara fra chi organizza più eventi o fra chi vanta il patrimonio artistico più ampio, ma di vincere la sfida più grande, quella per lo sviluppo della città, scommettendo sull’industria culturale e creativa. L’assessore alla cultura di Terni, Giorgio Armillei, spiega i perché della candidatura a Capitale italiana della cultura 2016-2017, sfida a cui dall’Umbria hanno risposto Foligno, Spoleto che in dote porta 100 eventi e in tandem Orvieto-Todi.
I punti di partenza Armillei ricorda da dove si è partiti: «La volontà di candidare Terni a Capitale italiana della cultura – spiega – parte da due grandi spunti. Il primo è del 2008, l’idea stessa della candidatura, lanciata in occasione del Convegno diocesano di quell’anno, mentre l’altro è più attuale e consiste in una rilettura sistematica della totalità di strategie, eventi e programmi attivi delle politiche culturali per elaborare un progetto di sviluppo della cultura come settore produttivo».
I quattro pilastri del progetto Dagli spunti si è andati avanti fino ad arrivare a un progetto vero e proprio, che si articola a sua volta su quattro pilastri fondanti: «Due sono rappresentati dagli spazi prevalenti in cui ci si muoverà, e cioè il Caos e la Bct – spiega ancora l’assessore -, mentre il terzo punto fondamentale sono i soggetti, quelli delle associazioni cittadine, ben 735, di cui 172 attive nel campo delle attività culturali e artistiche. L’altro tema portante è quello dell’industria culturale e creativa». La grande sfida da vincere affinché la città possa vivere e svilupparsi facendo diventare un lavoro la cultura.
Azioni da creare e consolidare La candidatura è stata pensata anche per consolidare delle azioni esistenti e per metterne in campo di nuove. «Si tratta di un piano dinamico –afferma Armillei- che consente di unire diverse iniziative già presenti, come i festival che già conosciamo, il Terni Festival internazionale della creazione contemporanea, per citarne uno, a progetti ancora da avviare, come quello di un festival a Carsulae che arriverà successivamente alla risistemazione del teatro Romano».
Sperimentazione e volontà di rilancio Il titolo del progetto presentato non è casuale: «Visita l’Umbria – Sperimenta a Terni è un titolo dibattuto, in fase di creazione, ma fortemente voluto – dice Armillei – perché sta a simboleggiare il senso stesso della volontà del Comune di portare la città ad essere punto di partenza e di sperimentazione all’interno di un contenitore più ampio che è quello dell’Umbria».
Apertura e progetto partecipato «Terni, come le altre candidate umbre, ha i suoi punti di forza unici e caratterizzanti. E sono sicuro –conclude- che abbiamo davvero tutte le carte per poter lavorare a un rilancio economico e culturale. Se, il 30 aprile prossimo, fossimo inclusi nella short list delle città finaliste, apriremmo una seconda fase ‘open’ di sperimentazione partecipata, invitando tutti i soggetti interessati, a partire dalle associazioni, a collaborare per sfruttare al meglio questa grande occasione».
