di Daniele Bovi
Da Acquasparta a Perugia, da Todi ad Assisi fino a Città di Castello, Narni, Spoleto, Terni e non solo. Sono in tutto otto i Comuni che beneficeranno, oltre alle tre Aree interne della regione più quella del Trasimeno, di 14,2 milioni di euro per teatri storici, beni culturali e non solo. Il programma regionale, che ricade nella programmazione UE 2014-2020, è stato presentato lunedì mattina a Palazzo Donini dall’assessore alla cultura Fernanda Cecchini insieme ai dirigenti Mauro Pianesi (che prende il posto di Baldisserra di Mauro, andato in pensione, per quanto riguarda il settore cultura), Ciro Becchetti e ad alcuni dei sindaci interessati. Queste risorse «sono destinate – ha detto Cecchini – agli attrattori culturali, alla crescita culturale dei cittadini e al potenziamento della presenza turistica». Quanto alle scadenze «tutti gli enti coinvolti avranno tre mesi di tempo per presentare i progetti e solo in quel momento ci sarà la delibera con il finanziamento», mentre taglio del nastro e rendicontazione dovranno essere fatte entro il 2023.
I progetti Partendo dai complessi monumentali e dai teatri storici, per i quali ci sono 5 milioni di euro, ad Acquasparta si completerà il restauro e la valorizzazione di Palazzo Cesi (un milione), a Città di Castello di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio (1,5 milioni di euro), a Narni del teatro di palazzo all’interno di quello comunale e a Perugia del Turreno (1,5 milioni di euro), che proprio lunedì sarà al centro del consiglio comunale aperto dove molto si discuterà di quello che è il nodo centrale, ovvero il numero di posti e l’assetto degli spazi. «Qual è la nostra opzione preferita? Intanto la Regione – ha detto Ceccchini rispondendo ai giornalisti – con questo atto corona i suoi impegni. In un capoluogo si fa un investimento non per avere funzioni che ci sono già in tutto il territorio comunale o regionale ma consone al capoluogo. Serve un luogo dove si possano svolgere eventi che difficilmente si possono tenere altrove. Certo poi occorre valore aggiunto e quindi anche servizi commerciali». Insomma, benché Cecchini non parli direttamente di numeri, è chiaro che l’opzione preferita è quella di un assetto large, con almeno 1.200-1.300 posti.
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Aree interne e Trasimeno Quanto al potenziamento del sistema museale, 1,4 milioni di euro serviranno ad Assisi per la valorizzazione degli spazi espositivi di Palazzo Vallemani e della Rocca Maggiore, integrata con le attività culturali del teatro Metastasio, a Todi 1,1 milioni di euro per una serie di percorsi all’interno del sistema museale, a Spoleto 900 mila euro per l’allestimento dei camminamenti e delle torri e la ridefinizione progettuale della Rocca Albornoziana. A Terni, infine, 1,2 milioni di euro andranno a finanziare il sistema culturale cittadino integrato. Oltre 256 mila euro poi sono destinati a sostenere altri progetti sulla cosiddetta rete degli attrattori mentre per le tre aree interne e il Trasimeno, dove i vari piani vanno ancora definiti compiutamente dai diretti interessati, sul piatto ci sono 1,1 milioni di euro a testa per quella del sud est Orvietano, del nord est dell’Umbria e della Valnerina; stessa cifra per il Trasimeno all’interno dell’Iti, l’Investimento territoriale integrato per tutta la zona del lago.
Criteri e tempi «Il criterio utilizzato – spiega Cecchini – è quello di sostenere i progetti più significativi a livello regionale e quelli già iniziati. La UE poi detta regole precise: per essere finanziati devono far parte di una rete. Tutto ciò rappresenta la possibilità di avere a disposizione luoghi dove i cittadini possono crescere insieme alle imprese culturali». E proprio alle imprese culturali e creative è destinato un bando che verrà presentato tra qualche giorno. «Tutte le tappe – ha sottolineato Becchetti – avranno tempi ferrei altrimenti si corre il rischio di non raggiungere gli obbiettivi. Queste spese si inseriscono in un progetto di valorizzazione anche turistica e nel passato, in Umbria ma non solo, ci sono state esperienze tra luci e ombre, con alcune situazioni molto vitali e altre no. Fare della cultura un motore dello sviluppo a chiacchiere è facilissimo, ma poi così non è».
Twitter @DanieleBovi
