Lunedì 25 gennaio alle 18 al cinema Méliès in via della Viola, a Perugia, la compagnia Tre Lune di Bologna presenterà la pièce teatrale «La Brigata Bolero», che analizza il rapporto tra i giovani partigiani e i giovani di oggi, le difficili scelte di ieri e la disillusione, la solitudine e il relativismo di oggi. Lo spettacolo offre ai giovani spettatori un’occasione di riflessione sulla scelta, tema centrale nella vita degli adolescenti. Lo spettacolo (a ingresso gratuito) è stato organizzato nell’ambito del progetto nazionale ValoreSalute, attivato in sei regioni, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento politiche antidroga), su proposta del Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna come tentativo di risposta non solo ai bisogni di una socialità non basata sugli interessi, ma sulla libera scelta, sullo scambio di esperienze, sull’impegno e sul lavoro volontario, ma anche alla necessità di promozione della salute, di stili di vita sani e della legalità in alternativa a forme di socialità devianti, con particolare riferimento all’uso di sostanze stupefacenti, all’abuso alcolico e al gioco d’azzardo.
L’obiettivo del progetto, di cui Arci Perugia è il referente locale, è la realizzazione, nell’ambito dei luoghi di aggregazione sociale, di interventi per la prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti, dell’abuso alcolico, del gioco d’azzardo patologico e per la promozione di iniziative per il rispetto della legalità. Quanto all’associazione culturale Teatro laboratorio Tp, si occupa della promozione e della divulgazione della disciplina teatrale. «La nostra ottica – spiegano – è quella di integrare in ogni messa in scena musica, teatro e danza, ricercando le sinergie tra suono, forma e movimento. Ci siamo costituiti comunità teatrale con il preciso intento di proporre percorsi, eventi e spettacoli, che abbiamo come denominatore comune un orizzonte di senso condiviso da coloro che nel loro esistere ricercano l’essenzialità delle nostre radici, in quanto esseri umani».
Il testo L’autore della pièce è Maurizio Garuti e la regia porta la firma di Francesca Calderara, mentre gli interpreti sono Bolero (Emanuele Marchesini), Enrico (Michele Zaccaria), Mario (Giacomo Tamburini), Gregori (Jacopo Trebbi), una vecchia (Margherita Ferioli), una prostituta (Martina Serrao). Lo spettacolo è ambientato nell’ottobre 1944. Venti partigiani della 63a Brigata Garibaldi scendono dalle colline per partecipare all’insurrezione di Bologna contro l’occupazione nazifascista. Il Reno in piena impedisce il guado, i partigiani sono bloccati sulla riva di Casteldebole. In seguito a una spiata, vengono accerchiati da forze soverchianti di SS tedesche. Combattono fino all’ultimo uomo e all’ultima cartuccia. Quel fiume in piena, che non si riesce ad attraversare, è anche la metafora della condizione giovanile di oggi. Da un episodio poco noto della Resistenza bolognese, un testo teatrale dove i giovani di oggi, disincantati e delusi, si confrontano con i giovani di allora, bloccati davanti alla barriera del Reno.
«Lo spettacolo – spiega la regista – è un’occasione per ricordare e condividere eventi storici che appartengono alle nostre radici e che non sono conosciuti ai più. Lo spirito del progetto è quello di trattare con uno sguardo lieve episodi tragici, tentando un percorso non retorico, ma denso di emotività. La messa in scena ha privilegiato un taglio essenziale, in scena c’è solo una panchina di legno, utilizzando come elemento espressivo predominante il teatro corporeo. Il rapporto tra i giovani partigiani e i giovani di oggi è l’elemento chiave per trasporre le motivazioni interiori all’azione degli attori in scena con uno stretto rimando agli attori sociali cui afferiscono. Qualcosa di sottile lega i due piani storici e i destini dei personaggi che rispettivamente vi albergano, e proprio questi piani sensibili sono gli ambiti in cui lo spettacolo assume spessore e da cui trae forza per trasmettere ciò che è stato. La ricorsività storica, come un canone, si ripropone con nuovi significati, nuovi rimandi, nuove emozioni. Quello che fa la differenza è scegliere dove posizionarsi e tentare in qualche modo di influire su uno scenario possibile, che volenti o nolenti, rappresenta il luogo in cui siamo chiamati a esistere».
