di Chiara Fabrizi
«Ci sono Due Mondi, ma Vittorio Sgarbi è il terzo mondo». Nel corso della conferenza stampa inaugurale della mostra «Spoleto Arte», la querelle che ha portato alla separazione tra Sgarbi e il Festival dei Due Mondi è tutt’altro che sottaciuta. L’occasione è ghiotta, la sala di palazzo Racani Arroni gremita e nessuno, a cominciare dal critico ferrarese, si lascia sfuggire l’occasione per tornare a rinfocolare la polemica che ha scandito la settima pre Festival.
Sgarbi: «Nei depliant del Festival ci sono ancora» La prima battuta, così tanto per rompere il ghiaccio, parte dal programma del Festival dove, a dispetto di querele e «collaborazioni interrotte», figura il nome del professore come curatore delle «Mostre del Festival». Ma è solo il la per una lunga serie di stoccate e affondi: «Il Festival senza il Maestro Menotti ha proceduto in maniera asmatica – spiega il critico in apertura – quattro anni fa sono arrivato in città per realizzare mostre autonomamente, senza compensi e senza contratti, quest’anno l’atteggiamento sgradevole del direttore Ferrara e del sindaco Benedetti ci ha portato qui, nella piazza principale (piazza Duomo, ndr) e nel palazzo più bello (il Racani Arroni, ndr)».
La fellatio a Berlusconi Inevitabile la parentesi sulla statua di Michail Micha Dolgopov, serenamente presente. L’annuncio arrivato a poche ore dall’inaugurazione, tanto per essere chiari, è stata una trovata degliper alzare, una volta di più, i riflettori su «Spoleto Arte» e magari anche su Micha. Tant’è che è proprio Sgarbi a spiegare candidamente: «La censura aiuta gli artisti, è stato così per la Madonna che piangeva sperma e per la rana crocifissa, generando uno scandalo si porta l’autore alla gloria, se volete alzare la copertura siete liberi di farlo».
Dorfles: «Il terzo mondo inventato da Sgarbi» Dall’alto dei suoi 103 anni, il decano dei critici d’arte affascina tutti quanto con pungente intelligenza afferma: «Non avrei mai creduto di far parte di un terzo mondo senza aver lasciato il primo, eppure Sgarbi lo ha inventato».
Emanuele: «Vittorio ultimo genio di questo Paese» E non è da meno neanche il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Emanuele, che afferma: «Di Sgarbi si può dire tutto e il contrario di tutto ma di una cosa si può essere certi, Vittorio l’ultimo genio di questo Paese, capace di vedere dove altri non vedono»
Dieci artisti per «Spoleto Arte» Il noto critico ferrarese entra poi nel merito dell’esposizione, facendo quello che meglio fare, raccontare gli artisti che ha scelto, esaltandone le qualità. Si inizia con il decano dei critici italiani, Gillo Dorfles, che negli ultimi anni ha fatto esplodere la propria creatività. «A 103 anni è il più contemporaneo degli artisti contemporanei, nella città che preferisce dimenticare il fondatore del Festival, Dorfles rappresenta il ricordo, la storia che continua». Poi è la volta della retrospettiva di Fausto Pirandello: «Torniamo a Spoleto con il più intenso e interiore artista italiano dopo quattro anni, avevamo portato i lavori del primo dopo guerra, oggi portiamo quelli del secondo dopo guerra». Si prosegue con Gaetano Pesce «il vero artista dei Due Mondi, questo artista italiano che vive a New York è il più rivoluzionario tra i designer italiani caratterizzato da una ricerca della fantasia senza limite» e con Franco Vitelli «l’ultimo dei cosmati, con i suoi tappeti di marmo intarsiati riesce a sfidare il tempo». Particolare attenzione viene riservata alla «Spoon River dei cittadini di Stienta, ritratti progressivamente da Piermaria Romani» e alle opere di Andrea Martinelli «l’artista pi rigoroso e severo che abbia affrontato, tra i due millenni, la figura umana». Ma c’è anche il «solitario, beffardo e individualista» Gino De Dominicis, l’omaggio della giovane Maria Savino «un omaggio alla serie di Neri di Alberto Burri» e il «surrealista Patrizio Mugnaini».

