Sergio Stefani e Alessandro Settepani ( foto archivio Troccoli)

di Francesca Marruco

«Per noi era stato chiaro cosa fossero quei ganci. Stava scritto nel manuale anarchico “Ad ognuno il suo:  1000 modi per sabotare questo mondo”. La spiegazione era a pagina 111. I ganci avrebbero tranciato l’intera linea ferroviaria ed elettrica fino a bloccarla». Lo ha detto il capitano Antonini del Ros di Roma nell’ambito del processo scaturito dall’operazione ‘Shadow’ in corso a Perugia davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Luca Semeraro.

L’Alta Velocità  Guidato dalle domande del pubblico ministero Manuela Comodi, titolare di questa indagine e della più recente ‘Ardire’, entrambe riguardanti l’area anarcoinsurrezionalista, il capitano dei carabinieri ha aggiunto: «I ganci erano dentro l’abitacolo, tra i piedi della persona trasportata. In macchina Sergio Maria Stefani, che guidava, e Alessandro Settepani,  avevano anche una canna da pesca,  e nel manuale sta scritto di usarla per non folgorarsi nel caso in cui si stia sabotando una linea ferroviaria.  Avevano anche altri ganci e forse-   ha aggiunto il capitano –  erano destinati a sabotare la  linea dell’Alta Velocita che si trova molto vicina a quella della Orte Ancona.  Noi riteniamo potesse essere quello l’obiettivo».

Gli oggetti  in macchina  Dalla perquisizione in caserma quella sera stessa era emerso che nel bagagliaio c’era un borsone di Stefani con dentro due canne da pesca col mulinello e il libricino con gli orari dei treni nazionali. E altri due ganci artigianali incartati nel bagagliaio, un rotolo di nastro adesivo da pacchi, 2 paia di scarpe, un giubbotto, un paio di pantaloni, e un marsupio. Uno sgrassatore e dei tovaglioli di carta. Un foglio con il numero di telefono di un avvocato di Firenze invece era nel cassettino dell’automobile. Loro erano vestiti di nero, per gli inquirenti pronti a passare all’azione.

L’indagine   Intanto quella sera del 27 marzo 2008 li rilasciano entrambi e li denunciano a piede libero per non compromettere l’indagine che nel luglio del 2009 porterà all’arresto di Sergio Maria Stefani, di Roma e di Alessandro Settepani, di Orvieto con l’accusa di aver tentato di sabotare la linea ferroviaria Orte Ancona. La stessa operazione aveva portato alla perquisizione di altre 32 persone in tutta Italia, di cui 10 in Umbria. Per undici di loro venne poi chiesto il rinvio a giudizio. Otto di loro sono adesso a processo davanti alla Corte d’Assise di Perugia. Tra le persone perquisite all’epoca anche Alfredo Cospito, arrestato recentemente per l’attentato all’Ad Ansaldo Roberto Adinolfi.

Il KNO3  Anche lui aveva scritto degli articoli per il foglio anarchico KNO3 sequestrato pochi giorni dopo dai carabinieri di Orte.  I militari rinvennero 51 copie di un giornale inedito con sette articoli, di cui cinque ritrovati poi a casa di Cospito a Torino, in cui si parlava della necessità di rilanciare l’insurrezione. « In quelle pagine-  ha riferito ancora il capitano del Ros – criticavano chi si professa anarchico ma lo fa solo in modo solidale, dicendo che si doveva passare all’azione».

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