Hanno chiesto e ottenuto di essere processati con rito abbreviato i tre imputati accusati dalla Procura di Perugia di violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane e di tentata rapina nei confronti dell’amico che era con lei. L’udienza si è tenuta questa mattina davanti alla gup Valeria Casciello. Il processo riprenderà il 9 settembre.
L’udienza I tre imputati, due fratelli di Nardò di 37 e 44 anni e un cuoco di Gualdo Tadino di 37 anni, sono comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare e al pm Laura Reale. Dopo la richiesta delle difese il giudice ha ammesso il rito abbreviato.
Le accuse Secondo la ricostruzione della Procura – contenuta negli atti giudiziari – la violenza è avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 settembre in piazza Quaranta Martiri a Gubbio. La ragazza sarebbe stata spinta con forza contro un’auto, baciata con irruenza e palpeggiata. Nell’ipotesi accusatoria, per annullarne la resistenza, sarebbe stata colpita con uno schiaffo. Le sarebbe stata anche chiusa la bocca per impedirle di urlare e chiedere aiuto.
L’amico I tre imputati sono accusati anche di aver tentato di rapinare soldi all’amico della giovane. Il ragazzo – secondo la Procura – sarebbe intervenuto per difenderla ed è stato picchiato con calci e pugni anche quando era a terra. Gli sarebbe stato intimato di andare via, con la minaccia di essere picchiato ancora. L’azione – si legge negli atti – sarebbe terminata con l’arrivo di altre persone e l’allontanamento dei tre.
Le parti civili I due giovani si sono costituiti parti civili e sono assistiti dagli avvocati Francesca Pieri e Luigi Santioni. Hanno chiesto un risarcimento complessivo di 70mila euro (50mila lei, 20mila lui).
Le misure Uno dei due fratelli è già detenuto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, misura disposta dopo il ricorso al tribunale del Riesame. Per gli altri due imputati, attualmente in carcere, gli avvocati Ubaldo Minelli e Chiara Brunori hanno chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere e la sostituzione con gli arresti domiciliari, da eseguire tra l’Umbria e la Puglia. La giudice si è riservata e ha cinque giorni per decidere.
