Rispediti in patria appena usciti dal carcere o perché socialmente pericolosi. L’ufficio Immigrazione della questura, diretto dal vice questore aggiunto Rosaria De Luca, rimpatria un 26enne rumeno protagonista di uno stupro di gruppo e un pusher albanese attivo nella Media Valle del Tevere.

Violenza di gruppo Dopo cinque anni di detenzione, di cui tre presso il carcere di Spoleto, un 26enne romeno è stato scarcerato per fine pena. Era dietro le sbarre dal 3 luglio 2010, quando gli agenti del commissariato Sant’Ippolito lo avevano arrestato per una bruttissimo episodio, una violenza sessuale di gruppo con rapina e lesioni alla vittima, commessa a Fiuggi qualche mese prima. Il giorno della sua ritrovata libertà è coinciso anche con quello della sua partenza dall’Italia per la Romania, espulso come disposto dall’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto, per la sua pericolosità sociale. Gli agenti lo hanno scortato lunedì fino a Fiumicino, dove nel pomeriggio è partito per Bucarest.

Droga e furti L’attività congiunta carabinieri di Todi e dell’ufficio Immigrazione, sempre lunedì, ha portato al rimpatrio di un pericoloso spacciatore albanese, molto noto per le sua gesta criminali nel tuderte. Già nel 2010 i carabinieri lo avevano arrestato perché sorpreso a trafugare le monete da una sala giochi di un bar di Deruta. Privo di una stabile attività lavorativa è stato costantemente identificato in compagnia di pregiudicati e soggetti dediti al malaffare. Nel febbraio scorso era stato arrestato dopo che aveva ceduto una dose di cocaina. Lunedì è stato rintracciato dai carabinieri e condotto in questura; qui gli agenti hanno attivato tutte le verifiche amministrative che hanno evidenziato che lo straniero non poteva continuare a soggiornare in Italia e che era necessario accompagnarlo coattivamente alla frontiera contro la sua volontà. Nei suoi confronti è stato quindi emesso un provvedimento di espulsione con questa motivazione e il giudice di pace la ha convalidata. Nel primo pomeriggio è stato scortato da due agenti all’aeroporto di Roma Fiumicino da dove è partito con un volo diretto a Tirana. Nonostante il fatto che a Deruta vivano alcuni suoi familiari non potrà più rientrare in Italia per 10 anni.

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