di Francesca Marruco

La minacciava dicendole che se avesse raccontato qualcosa alla madre delle odiose attenzioni che aveva per lei, lui avrebbe «tagliato la testa al fratellino». Adesso quel patrigno orco, che, si legge nel capo d’imputazione, «ha costretto la figlia della compagna nata da una precedente relazione sentimentale, che al momento dei fatti era minore di anni 14, a subire atti sessuali», è stato condannato a sette anni e tre mesi di reclusione dal collegio del tribunale penale di Perugia.

Risarcimento Oltre alla condanna penale è stato anche condannato al pagamento di 70 mila euro di risarcimento, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 25 mila euro per ogni parte civile costituita – madre e figlia erano assistite dall’avvocato Leonardo Romoli -. L’uomo è stato anche condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ha perso la potestà genitoriale insieme a molte altre pene accessorie.

Autolesionismo Una storia tremenda quella di cui è stata vittima una bambina che per denunciare il suo malessere era arrivata a procurarsi atti di autolesionismo sulle braccia. Quando la madre la vide le chiese cosa stesse accadendo. A quel punto la bambina le raccontò di quelle molestie che doveva subire dal patrigno quando lei usciva di casa. Palpeggiamenti in zone intime, baci, autoerotismo davanti a lei, insomma una barbarie a cui la piccola era condannata con troppa frequenza.

L’inferno Anche la madre era stata vittima delle angherie del compagno: nel 2011 infatti lo aveva denunciato per maltrattamenti in famiglia. Poi però aveva ritirato la denuncia in nome di una tranquillità familiare da ritrovare. Una tranquillità che però di fatto non c’è mai stata. Perché quel padre padrone beveva e picchiava la moglie, si vergognava del loro figlio minore disabile, e anzi lo minacciava con la sorella maggiore per farle subire atti sessuali. Insomma le faceva vivere in un vero e proprio incubo continuo, fatto di violenze e prevaricazioni, fisiche e morali. Ma anche di estremismo religioso, applicato ovviamente non a se stesso, quando in casa vietava il consumo di carne di maiale, ma soprattutto quando alla moglie diceva che lui, in quanto arabo, aveva una propensione per le vergini.

L’ammissione L’uomo, allontanato da casa dal giudice, misura che più volte l’uomo ha contravvenuto, aveva anche ammesso con la moglie gli atti sessuali fatti con la bambina, dicendo che «erano per scherzo» e che non l’aveva stuprata, «come si sarebbe potuto facilmente controllare con una visita ginecologica». Il collegio presieduto dal giudice Nicla Restivo ovviamente non gli ha creduto e anzi, lo ha condannato ad una pena esemplare.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

2 replies on “Violenta ripetutamente la figlia della compagna quando lei non c’è: tunisino condannato a sette anni”

  1. E questa sarebbe una pena esemplare????
    Ma fatemi il piacere giustizia ridicola…
    Questa povera figlia rimarrà scioccata a vita e lui dopo 5 anni sarà di nuovo in giro e ammazzerà figlia e madre…
    Questa non è una società civile.

Comments are closed.