Doveva usare l’avvocato del Comune anziché indurre la giunta ad assegnare l’incarico di difenderlo a un avvocato “privato”. Per questo motivo l’ex sindaco di Perugia Renato Locchi dovrà risarcire lo stesso Comune che amministrava di 1.224 euro più interessi.
I fatti Il comune di Perugia ha sostenuto la spesa di 1.224,40 (dapprima qualificata “acconto”, poi, in effetti, a saldo) per la prestazione di un avvocato del libero foro che ha redatto una querela, sottoscritta dall’allora sindaco Renato Locchi, sporta nei confronti del consigliere di minoranza Carmine Camicia per il reato di diffamazione aggravata e continuata in danno del sindaco stesso per aver affermato un uso improprio della carta di credito comunale durante una conferenza stampa sulla manovra finanziaria. Il conferimento dell’incarico al legale è avvenuto con delibera della Giunta comunale n. 582, del 10 novembre 2005, sul presupposto delle sue «ben note capacità professionali», nonché per la sua ottima conoscenza della macchina amministrativa «per averne preso parte in più legislature». L’incarico aveva ad oggetto l’esperimento delle «azioni opportune e necessarie alla tutela della figura istituzionale e professionale del Sindaco». Il 22 novembre 2006 il sindaco Locchi ha inviato alla procura della Repubblica di Perugia un atto di remissione della querela, avendo ricevuto da Camicia l’attestazione di riconosciuta legittimità della condotta del Primo cittadino di Perugia nell’uso della carta di credito («le querele erano due e grazie alla mediazione dell’avvocato Ghirga decidemmo di ritirarle entrambi con la sola differenza che le spese legali del mio avvocato le ho sostenute di persona mentre il sindaco le aveva fatte pagare alla collettività», sostiene Camicia).
La citazione Il 19 ottobre 2010 la Procura regionale della Corte dei conti ha inviato a Locchi un atto di citazione per «il risarcimento al Comune di Perugia della somma spesa per l’acconto/saldo a favore del professionista incaricato, costituente questo danno erariale». La tesi della magistratura contabile è che il conferimento di incarichi a liberi professionisti da parte di pubbliche amministrazioni presuppongono «l’eccezionalità del conferimento, la temporaneità e la coesistente insufficienza organizzativa» dell’ente. Nal caso in questione, secondo la Corte dei conti il sindaco Locchi, «tramite argomentazioni prive di fondamento», ha invece «contribuito alla decisione della Giunta di avvalersi di un avvocato del libero foro, da compensare, per la mera proposizione di un atto semplice, qual è la querela». Un atto cioè che poteva essere tranquillamente assegnato all’avvocatura dell’ente.
La difesa di Locchi L’ex sindaco non ha voluto accettare di pagare (peraltro il presidente di sezione aveva abbassato l’addebito a 800 euro) e si è costituito con una memoria depositata il primo aprile 2011 nella quale ha affermato «la piena legittimità della delibera della Giunta comunale di conferimento dell’incarico ad un avvocato del libero foro» sottolineando la responsabilità collegiale della giunta comunale nell’assunzione del provvedimento nonché del segretario comunale, negando che il sindaco avrebbe indotto tutti questi ad approvare la delibera. Tra l’altro la difesa di Locchi ha evidenziato che l’atto di giunta è stato sostenuto da tre pareri favorevoli degli organi amministrativi comunali.
La sentenza In base alle norme in vigore, la Corte dei conti ha però accolto la citazione e condannato Locchi a restituire l’intera somma di 1.224 euro, oltre ad interessi legali, nonché al pagamento, in favore dello Stato, delle spese di giudizio, liquidate in 377,71 euro.

