Un «incremento quantitativo della litigiosità tra cittadino e pubblica amministrazione» è quello che emerge dalla relazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar dell’Umbria. Dagli 861 fascicoli del 2014 si è infatti arrivati ai 104 del 2015.

Dati Secondo quanto si evince dalla relazione 476 nel 2014 e 611 nel 2015 dei ricorsi presentati hanno proposto giudizi di ottemperanza a sentenze del giudice ordinario sull’applicazione della legge Pinto. I ricorsi pendenti sono passati dai 1982 a fine 2014 a 2206, con un incremento dell’11% circa. Di questi ricorsi, 126 nel 2014 e 610 nel 2015 hanno proposto i richiamati giudizi di ottemperanza in materia di legge Pinto che, anche qui detratti dal numero complessivo dei ricorsi pendenti, ne rivelano però una riduzione (da 1850 a 1701). Qui il totale dei ricorsi deiniti mediante tutte le forme decisionali consentite dal codice del processo risulta di 780 provvedimenti nel 2015 a fronte dei 755 provvedimenti del 2014, con un incremento del 3%. All’interno di queste cifre i ricorsi deiniti con sentenza di rito o di merito, passano dai 577 del 2014, ai 658 del 2015 (con un incremento del 14% rispetto alle altre.

Affermazioni politiche negative «Su un piano più generale, assolutamente negativi  – si legge nella relazione del presidente – risultano posizioni o affermazioni in sede politica dalle quali traspare talvolta un’idea della giustizia amministrativa come una sorta di fastidioso ostacolo burocratico alla crescita economica del paese, quasi ad indicare che in nome di ragioni economico finanziarie possano essere sacrificati elementari principi di diritto alla tutela giurisdizionale (peraltro spesso fatti valere proprio da imprese) Questo approccio, che taluno riconduce (secondo noi erroneamente) alle norme europee, è in realtà errato e pericoloso; errato perché dimentica che le prime possono indicare gli obiettivi finanziari e di bilancio da raggiungere ma non gli strumenti di perequazione finanziaria interna. Pericoloso perché suscettibile di innescare ipotesi conflittuali tra norme, di cui sinceramente non si avverte la necessità». «Complessivamente – ha detto inoltre il presidente Potenza – il Tribunale ha dato una risposta più che proporzionale rispetto all’incremento del carico di lavoro in entrata e ciò merita di essere sottolineato perché avvenuto nonostante che per gran parte dell’anno il Tar abbia lavorato con un magistrato in meno e con un’unità di personale in malattia».