Il giudice Carla Maria Giangamboni

Compariranno davanti al giudice per la prima udienza il 20 gennaio 2020 per rispondere dell’accusa di truffa nell’ambito dell’inchiesta su un finanziamento da sei milioni di euro a Umbria mobilità. Si tratta dell’attuale amministratore delegato di Ferrovie, Renato Mazzoncini, all’epoca dei fatti ad di Busitalia; il dirigente della Regione Lucio Caporizzi, all’epoca presidente di Umbria mobilità esercizio e dell’allora amministratore delegato Francesco Viola, oltre che di una dipendente amministrativa della stessa società.

LE ACCUSE DELLA PROCURA

Finanziamento contestato A rinviarli a giudizio il gup di Perugia, Carla Maria Giangamboni, su richiesta del pubblico ministero Manuela Comodi, che ha coordinato l’inchiesta. L’ipotesi al centro dell’indagine congiunta di polizia e guardia di finanza è che siano stati alterati i dati da inviare all’Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico che proprio in base a questi ha erogato i finanziamenti per circa sei milioni di euro. Gli accusati si sono sempre detti estranei alle accuse e, anzi, di aver salvato la società grazie al loro operato.

LA LINEA DIFENSIVA

Mazzoncini estraneo «Si prende atto dell’intervenuto rinvio a giudizio dell’ingegner Renato Mazzoncini nell’ambito del processo cosiddetto Umbria mobilità – si legge in una nota del gruppo Ferrovie dello Stato -. Non può che essere confermata l’assoluta estraneità ai fatti di causa dell’Amministratore delegato di Fs Italiane, che non ha mai amministrato Umbria mobilità. Si confida – conclude la nota – trattando di questione interpretativa di disposizioni di natura amministrativa, che il dibattimento possa, al più presto, chiarire la realtà dei fatti».

 

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