La sorella di Giuseppe Coletti dopo la sentenza (Foto Fabrizi-U24)

di Chia.Fa.

«In questi anni siamo stati costretti a combattere una guerra, perché di questo si è trattato, e oggi l’abbiamo vinta tutti, soprattutto mio fratello e gli altri che d’ora in avanti riposeranno da vittime e da innocenti». Gli occhi lucidi, la voce rotta, Antonio Coletti gli abbracci degli avvocati, dei conoscenti, degli altri familiari non li sente nemmeno. Gli scivolano via, insieme a quelle che chiama «le mie lacrime di giustizia». Il suo unico pensiero è per il fratello Giuseppe che finalmente dopo cinque lunghissimi anni ha avuto quello che gli spettava di diritto, la verità. «Perché – dice con una splendida semplicità – chi ha torto ora deve pagare».

«Mio fratello ucciso a ogni udienza» A ricordare la richiesta di risarcimento danni da 35 milioni di euro avanzata da Giorgio Del Papa ai danni dei familiari delle vittime, è invece la sorella di Giuseppe Coletti, Lorena. «Già all’indomani di quel terribile 25 novembre – racconta – iniziarono subito a dire che la colpa doveva essere per forza di cose delle vittime, in questi anni ci hanno massacrato, mio fratello è stato ucciso ad ogni udienza, ma almeno per una volta possiamo dire che giustizia è stata fatta».

«Non è solo per le nostre vittime, ma per tutte» Alle 9 del mattino, fuori dal civico 14 di corso Mazzini, Fiorella, la vedova di Giuseppe Coletti, guardava il cielo e con un sorriso amaro sussurrava: «Dopo una notte di piogge battenti ci siamo svegliati con il sole, speriamo che qualche raggio entri anche in aula». Dopo sette ore, quell’agognato raggio ha illuminato il primo piano del tribunale di Spoleto. «Questa sentenza – spiega nel pieno della commozione – non è solo per le nostre vittime, è per tutti, per tutti quelli che si arrampicano sui ponteggi, per tutti quelli che lavorano nei campi, che manovrano mezzi pesanti, è alla loro sicurezza che la politica e le istituzioni devono riuscire a tutelare».

Il superstite, «Avevo paura» Klaudio Demiri è il ragazzo che quel 25 novembre 2006 manovrava la gru. Il giovane che, dal marzo 2011, la difesa di Giorgio Del Papa ha indicato come il responsabile della terribile esplosione, colpevole, a loro dire, di aver eseguito una manovra errata. E lui in questi mesi, nonostante tutti cercassero di tranquillizzarlo, ha vissuto con questo peso. E al momento della sentenza, sbotta: «Fino a questo giorno ho avuto paura di come potessero andare le cose, invece ora che giustizia è stata fatta il colpevole pagherà».

Per l’appello? «Nessuna paura» Tutti sanno che l’avvocato Giuseppe La Spina, legale di Giorgio Del Papa, presenterà ricorso in Appello. Tant’è che dopo i primi istanti di gioia, il pensiero di Amila, moglie di Vladimir Todhe, corre subito al nuovo processo: «Sono soddisfatta, ma purtroppo non è finita qui, sappiamo che ci attende il secondo grado». Come a dire, il calvario non è ancora finito. Ma a mettere fin da ora i puntini sulle i è direttamente l’avvocato di Morena Manili, la vedova di Maurizio: «Siamo sicuri che il verdetto troverà conferma anche in secondo grado, non abbiamo alcuna paura».

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