di F.M.
E’ «l’integrazione criminale» degli spacciatori stranieri con quelli italiani e la «tendenza in atto da almeno un decennio ad utilizzare l’Umbria come territorio di destinazione finale» per la tratta delle donne a saltare subito all’occhio leggendo la relazione annuale della direzione Nazionale Antimafia.
Integrazione dei criminali La «integrazione criminale», secondo quanto riporta il dossier, «le diverse attività di indagine hanno consentito di accertare la massiccia presenza sul territorio regionale (ed in particolare nel perugino) di compagini criminali composte prevalentemente da cittadini stranieri ed operanti in sinergia con singoli soggetti italiani residenti nella regione».
Chi sono In particolare si tratta di organizzazioni composte «in prevalenza da soggetti nordafricani, generalmente dedite all’importazione ed alla cessione di rilevanti quantità di stupefacenti del tipo hashish; organizzazioni facenti capo a soggetti albanesi in buona parte dimoranti stabilmente nel territorio, dediti all’importazione ed alla successiva cessione a terzi di quantità anche rilevanti di cocaina, che solitamente utilizzano quale “attività” di copertura imprese edili individuali; organizzazioni composte da cittadini rumeni e finalizzate, oltre che al compimento di delitti contro il patrimonio, al “commercio al dettaglio” di sostanze stupefacenti».
La tratta delle donne Le strutture criminali, sia italiane che straniere, che agiscono sul territorio regionale« spaziano dal traffico anche internazionale di sostanze stupefacenti, alla tratta di esseri umani: l’Umbria si contraddistingue da almeno un decennio per essere territorio di destinazione finale della tratta soprattutto di giovani donne provenienti dai paesi dell’Europa dell’Est destinate poi alla prostituzione su strada e/o nei numerosi locali notturni della regione), al riciclaggio e/o al reimpiego di capitali rivenienti da associazioni di tipo mafioso (in particolare dalla camorra e dalla ‘ndrangheta)».
Moltissimi locali Secondo la relazione, sono «moltissimi» «sia in termini assoluti che in termini percentuali rispetto alla vastità del territorio i locali notturni all’interno dei quali le donne “trafficate” vengono impiegate formalmente come intrattenitrici o figuranti di sala e delle quali viene sfruttata la prostituzione su vasta scala. La varietà delle provenienze geografiche, delle rotte, delle modalità di ingresso (clandestino e non) poste in essere per garantire un continuo afflusso di giovani donne, le sinergie con organizzazioni estere che si occupano di fornire documentazione ed assicurare i trasporti, la stessa varietà dei sistemi di trasporto e delle successive sistemazioni logistiche delle donne, non consentono di delineare modalità di condotta omogenee».
Mafie Quanto infine alla presenza sul territorio regionale di capitali rivenienti da organizzazioni di tipo mafioso, le attività di indagine condotte «hanno consentito di accertare il reimpiego e/o il riciclaggio di detti capitali (rivenienti dai casalesi di Villa Literno nonché da organizzazioni ‘ndranghetiste solitamente per il tramite di soggetti calabresi stabilmente dimoranti in Umbria) soprattutto in attività economiche ed imprenditoriali quali l’edilizia e la ristorazione e/o la gestione di locali di intrattenimento».
