di Chiara Fabrizi
Avrebbe ucciso Bala Sagor, 21 anni, con un’unica coltellata in cantina, dove ha lasciato il cadavere che ha poi mutilato nei giorni successivi e di cui si è poi liberato in vari punti della parte bassa di Monteluco (Spoleto), che avrebbe raggiunto a piedi, oltreché dietro ai giardini di via Primo maggio, dove lunedì sera è stata fatta la macabra scoperta. Questa la ricostruzione del delitto di sangue fornita, durante l’udienza di convalida del fermo, da Dmytro Shuryn, il cuoco ucraino di 33 anni, che venerdì mattina in carcere ha confessato l’omicidio di Obi, come tutti chiamavano Bala Sagor, ma anche i reati di distruzione e occultamento del cadavere.
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Il cuoco in Italia da circa 8 anni, davanti al gip Maria Silvia Festa, ha spiegato che Obi è effettivamente andato nella sua abitazione di via Pietro Conti la mattina del 18 settembre scorso, giorno sia della scomparsa del ragazzo che dell’omicidio stando alla versione del reo confesso. Naturalmente le sue dichiarazioni dovranno essere confermate dagli accertamenti tecnici e scientifici, ma Dmytro agli inquirenti ha detto di essere sceso in cantina con Obi per controllare un problema che aveva la bicicletta elettrica della vittima. Qui Obi sarebbe tornato alla carica dell’ex collega (i due hanno lavorato insieme nella cucina di un ristorante del centro storico di Spoleto fino al dicembre scorso), chiedendogli la restituzione di una cifra compresa tra 100 e 200 euro che gli aveva prestato ormai troppo tempo fa. Ne sarebbe scaturita una lite durante la quale Dmytro avrebbe afferrato un coltello che era già cantina, così almeno ha raccontato, e colpito con una coltellata al collo Obi.
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Sarà l’autopsia sui resti della vittima, rinviata alla prossima settimana, a confermare la versione fornita dall’assassino, che ha proseguito la confessione ricostruendo cosa è accaduto nei giorni seguenti. Certo è che il cuoco ucraino è andato regolarmente al lavoro sia il giorno indicato come quello del delitto che i successivi tre, ovvero fino al 21 settembre. Giornate, queste, duranti le quali avrebbe, sempre in cantina e senza l’aiuto di altre persone, mutilato il corpo del 21enne, tagliando tutti gli arti superiori, caricandoli in un borsone e gettandoli in vari punti della zona bassa di Monteluco, cioè la più prossima al centro storico di Spoleto e per lui, che la patente non l’hai mai presa, gli unici raggiungibili a piedi. In ultimo si sarebbe liberato di ciò che restava del corpo martoriato di Obi, portando il grosso sacco nero dietro a i giardini di via Primo maggio, dove sempre Dmytro in solitaria avrebbe anche lasciato la bicicletta elettrica dell’ex collega.
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Dopo la confessione di due ore, il 33enne è stato scortato fuori dal carcere e con gli inquirenti è tornato sui luoghi in cui si sarebbe disfatto non soltanto dei resti di Obi, ma anche dell’arma del delitto e dello smartphone. Le ricerche sono iniziate poco prima delle 13 e proseguiranno finché ci sarà luce. Dmytro si è mosso con gli investigatori tra la strada comunale di Monteluco e la boscaglia che abbraccia la strada, poco oltre la chiesa di San Pietro, coprendosi volto e testa col cappuccio rosso di una grossa felpa. Qui intorno alle 15:30 è arrivato un mezzo di un’agenzia funebre verosimilmente per recuperare almeno parte dei resti di Obi. Altri carabinieri, fin dalle 13, hanno invece interdetto l’accesso al Giro dei condotti, la passeggiata panoramica di Spoleto, raggiungibile anche dal Ponte delle Torri, e che per un tratto si snoda sul Monteluco: pure qui sono state compiute ricerche su indicazione di Dmytro.
