di Chiara Fabrizi
«Più che freddo, gelido». Così una fonte lo ha descritto martedì sera dopo che Dmytro Shurin, nella caserma dei carabinieri di Spoleto, ha deciso di non rispondere alle domande del procuratore capo Claudio Cicchella, che gli aveva appena comunicato la formalizzazione, in quella fase a piede libero, delle pesantissime accuse a suo carico: omicidio volontario, distruzione di cadavere e occultamento in relazione all’efferata uccisione di Bala Sagor, bengalese di 21 anni ammazzato, fatto a pezzi e gettato in un sacco nero. Poco più di 24 ore dopo per Dmytro Shurin, ucraino di 33 anni, cuoco in almeno due ristoranti del centro storico di Spoleto, è scattato il fermo e si sono aperte le porte del carcere di Spoleto, con le stesse pesantissime accuse. A incastrarlo le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza, le testimonianze degli amici di Obi, come tutti chiamavano Bala Sagor, e pure quelle di alcuni suoi vicini di casa.
Ed è altamente probabile che la descrizione di «ragazzo più che freddo, gelido» corrisponda al temperamento di Dmytro. Sì, perché giovedì 18 settembre, giorno della scomparsa di Obi, il 33enne ucraino alle 16 si è presentato al lavoro nel ristorante del centro di Spoleto di cui è dipendente dall’aprile scorso. In base a quanto emerso Dmytro e Obi si sarebbero dovuti incontrare quella stessa mattina nell’abitazione di via Pietro Conti dell’indagato: i due si conoscevano perché fino al dicembre scorso avevano lavorato insieme in un ristorante del centro storico di Spoleto. Secondo alcune testimonianze raccolte, dopo la scomparsa di Obi e prima del ritrovamento dei suoi resti, Dmytro ai colleghi avrebbe parlato di questo incontro programmato con Obi, spiegando però che il 21enne bengalese a casa sua non era mai arrivato. Il 33enne ucraino si è poi ripresentato al lavoro alle 16 di venerdì e la stessa cosa ha fatto il sabato, mentre domenica ha lavorato anche per il servizio del pranzo, trascorrendo nel locale l’intera giornata. Nelle ore in cui Obi era scomparso e poteva essere già stato ucciso, Dmytro Shurin ha quindi preparato la linea in cucina insieme ai suoi colleghi, si è poi messo ai fornelli e infine ha ripulito e sistemato bancone e utensili con la solita meticolosa cura. Così ha fatto per cinque servizi distribuiti nei quattro giorni intercorsi tra giovedì e domenica, vale a dire nelle ore in cui si sono perse le tracce di Obi. Lunedì, invece, è il giorno libero di Dmytro e come abbia trascorso quella giornata è ancora da capire, certo è che nella serata in via Primo maggio, a nemmeno cento metri dalla sua abitazione di via Pietro Conti, è stato trovata la bicicletta di Obi e sotto il grosso sacco nero con parti del suo corpo.
