di Chiara Fabrizi
Dmytro Shuryn ha confessato questa mattina di aver ucciso Bala Sagor, per tutti Obi, il suo ex collega bengalese di 21 anni scomparso giovedì 18 settembre e ritrovato morto e fatto a pezzi lunedì sera in una sacco della spazzatura gettato dietro ai giardini pubblici di via Primo maggio. Shuryn ha ammesso tutto durante l’udienza di convalida in programma nel carcere di Spoleto.
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La confessione Il 33enne ucraino, difeso da Donatella Panzarola, nel corso dell’udienza di venerdì durata circa due ore ha parlato di un debito da 100-200 euro e ha spiegato di aver fatto tutto da solo. Presenti all’udienza il procuratore capo Claudio Cicchela, la sostituta Roberta Del Giudice e il gip Maria Silvia Festa.
Ricerche del cadavere A seguito della confessione l’ucraino ha accompagnato gli inquirenti nel luogo in cui avrebbe buttato le altri parti mancanti del cadavere sezionato del povero bangladese. E’ stato scortato nella strada che porta a Monteluco. Qui avrebbe indicato il luogo dell’occultamento di parte del cadavere in un canalone che passa sotto la strada. L’intera area è stata interdetta al traffico per favorire le ricerche. E’ stato chuso anche l’accesso al Giro dei Condotti.
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«Ha confessato e ha collaborato, le sue dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti», questa la risposta del legale alle domande dei giornalisti. «Si ha fatto tutto da solo», ha precisato. Il delitto e il sezionamento del corpo sono avvenuti tra l’abitazione e la cantina, come conferma l’avvocato a precisa domanda dei giornalisti.
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Ha poi spiegato che Dmytro Shuryn «è provato logicamente, ma ha ricostruito tutto con lucidità». Quanto al movente Panzarola ha detto che si è trattato di «una questione di un debito di gioco, la vittima gli aveva prestato dei soldi e insisteva nel rivolerli, lì ci sarebbe stata una lite, una colluttazione poi l’epilogo, giovedì mattina». Alla domanda su quanto fosse la cifra ha detto: «Non parliamo di una grande cifra, 100-200 euro». Ha anche raccontato che Dmytro Shuryn «si è reso conto che ha fatto una cosa gravissima, sta cercando di collaborare per contribuire a ricostruire l’intera vicenda. Ha pianto, era molto giù. Sto cercando di rintracciare la madre, è solo in questo momento, cercheremo di aiutarlo». Quanto all’arma del delitto? «E’ un coltello, un unico coltello da cucina, con cui ha fatto tutto».
