di Fra. Mar.
Sul prelievo salivare fatto al piccolo bimbo di Raffaella Presta avrebbe dovuto decidere un giudice, perché neanche il tutore avrebbe potuto autorizzarlo. Figurarsi un padre arrestato per aver ucciso la madre. E’ quanto sostengono i legali che hanno assunto la difesa della famiglia della vittima e che nei prossimi giorni valuteranno «come tutelare la memoria e l’onorobailità delle uniche vere vittime». Ovvero Raffaella e il suo bambino.
La difesa L’avvocato Luca Maori, che difende l’uxoricida Francesco Rosi, e che al tribunale del Riesame ha depositato l’analisi genetica per chiedere la revoca del carcere ( il tribunale non lo ha concesso) sostiene invece di non aver violato i diritti di alcuno facendo questo tipo di accertamento, anche perché, «Rosi non aveva ancora perso la potestà genitoriale anche se era già in carcere e ho seguito tutte le regole del garante della privacy».
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Corecom Contro la mossa difensiva si sono fatte sentire anche le associazioni contro la violenza di genere e il garante per i minori che hanno condannato il gesto. Anche la presidente del Corecom Maria Gabriella Mecucci, in una nota fa sapere che «nell’ambito delle proprie competenze, prenderà in esame la trattazione giornalistica della vicenda nel corso della riunione del 21 dicembre. E in quella sede deciderà tutti gli opportuni approfondimenti da adottare».
Fiaccolata Intanto, c’è attesa per il deposito delle motivazioni che hanno portato i giudici del tribunale del Riesame a negare i domiciliari all’uxoricida reo confesso. Attesa anche per la fiaccolata in programma per sabato pomeriggio in centro storico a Perugia alle 18.30. Tutte le associazioni che combattono contro la violenza di genere, insieme al sindaco Andrea Romizi e all’assessore Edi Cicchi, insieme ai familiari di Raffaella Presta, accompagnati dall’avvocato Marco Brusco, marceranno in silenzio da piazza Italia a piazza VI Novembre.
