di Francesca Marruco

Quando durante l’interrogatorio di garanzia gli hanno mostrato il selfie col volto tumefatto di Raffaella, lui ha negato di aver provocato quei lividi. E anzi, ha detto che poteva anche «essere stato un gesto di autolesionismo». Raffaella Presta, la foto del suo volto percosso l’aveva mandata al fratello pochi giorni prima di essere uccisa a colpi di fucile dal marito Francesco Rosi scrivendo in un messaggino Whatsapp «questo è il risultato» di un’aggressione che aveva poco prima descritto al telefono al fratello.

L’anta dell’armadio Alla vista della foto il fratello le aveva anche detto che sarebbe andato a farle visita la domenica successiva, «potresti fare una sorpresa o dire che sei in zona – gli aveva suggerito la sorella per giustifficare l’eventuale visita del parente agli occhi del marito – comunque ti direbbe che ho sbattuto contro un’anta di un armadio, un incidente domestico diciamo». Il fratello non andò mai da Raffaella e quella purtroppo fu l’ultima comunicazione fra di loro. La donna non fece in tempo ad andarsene e salvarsi la vita. Lo pensava, anche il fratello nell’ultima chiamata l’aveva sollecitata, ma ancora, noostante lo avesse già annunciato a Rosi, non lo aveva fatto.

Era avvocato poteva farmi arrestare E il fatto che non avesse mai denunciato il marito, che mai fosse andata in ospedale a farsi refertare per le aggressioni subite e che ne avesse parlato solo con alcuni amici, ha portato il l’agente immobiliare – in carcere con l’accusa di omicidio volontario – a dire: «Lei era un avvocato ed era assurdo che io potessi farle così male, perché lei avrebbe potuto farmi arrestare in un minuto se fosse stato vero».

Con lui per i soldi L’uomo, secondo quanto riferito da sua sorella, avrebbe avuto il sospetto che Raffaella Presta «stava con lui solo per i soldi» e che «voleva togliergli il figlio e poi andarsene». E’ sempre la sorella di Rosi a raccontare che l’uxoricida, qualche giorno prima della tragedia, andò da lei a dirle che «voleva chiamare i genitori di Raffaella per riferirgli tutta la situazione al fine di trovare una soluzione per evitare che lei rovinasse la famiglia».

Chi mente? Raffaella non può più difendersi. Non può più far sentire la sua voce e dire la sua verità perché lui le ha sparato due colpi coi pallettoni che si usano coi cinghiali. Ma restano le persone vicine a lei a raccontare la sua verità. Restano i messaggi e le foto che lei stessa ha mandato. Che motivi avrebbe avuto di mentire in quelle conversazioni col fratello e con le amiche? Nessuno. Che motivi avrebbe adesso Rosi di sminuire le sue responsabilità? Tantissimi.

SUL LUOGO DEL DELITTO. FOTOGALLERY
VIDEO: LA CASA DEL DELITTO

Famiglia rovinata La testimonianza della sorella di lui certo fa trasparire come lui pensasse – almeno in parte – che fosse Raffaella ad aver rovinato la loro famiglia con un amante. Non le sue botte. Non le «4-5 volte al giorno in cui la costringeva a fare sesso anche col bambino che dormiva nello stesso letto con loro perché altrimenti si sentiva poco virile», non il ceffone che le ha rotto il timpano. Non lui che la seguiva e le impediva anche di andare in udienza. Ma la relazione di lei.

Delitto d’onore Tanto che al gip Rosi ha anche consegnato una chiavetta con i messaggi che Raffaella si scambiava col suo amante. Come se da aggravante dei futili motivi, quella per cui ha «considerato le evenienze negative non come un possibile svolgimento della vita, ma come una imperdonabile colpa», possa essere portato a discolpa come una sorta di attenuante in stile delitto d’onore.

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