di Mar. Ros.
«Hanno chiesto e ottenuto 50mila ore di Cassa integrazione Covid-19, quando la produzione, piuttosto che diminuire per effetto dell’emergenza sanitaria, stava conoscendo una fase espansiva e hanno usufruito dell’ammortizzatore sociale per poco più di 2 mila ore, giusto il tempo di trasferire 11 milioni di materie prime da Terni a Brindisi, mettendo in atto quello che pare essere il piano della società già dal 2018; abbandonando, il ricorso all’agevolazione, quando per effetto di un Dpcm sono cambiate le condizioni per il blocco dei licenziamenti». Questa la condotta del management di Treofan Italy Srl relativa al sito di Terni e riferita in particolare al periodo agosto-ottobre 2020, in base a quanto ricostruito dalla procura della Repubblica di Terni, sulla base delle indagini svolte dalla locale Guardia di finanza. L’accusa, nei confronti di tre apicali della società che risultano indagati, è di truffa aggravata ai danni dello Stato. I militari del nucleo di polizia economico e finanziaria hanno sottoposto a sequestro il profitto del reato congelando la somma di 15.453,05 euro sui conti correnti in uso alla società, così come disposto dal giudice per le indagini preliminari, Simona Tordelli.
Treofan Terni Il provvedimento è scattato mercoledì mattina, su delega della locale procura della Repubblica, al termine di settimane di indagini condotte dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Terni: è stato accertato che la Treofan Italy Srl, attraverso il proprio management, avrebbe artificiosamente creato le condizioni atte a richiedere ed ottenere indebitamente il contributo della cassa integrazione con la causale ‘emergenza da Covid-19’ previsto a sostegno delle imprese colpite dagli effetti dell’epidemia. I dettagli dell’operazione sono stati forniti dai militari delle Fiamme gialle e dal procuratore capo della repubblica di Terni Alberto Liguori nel corso di una conferenza stampa.
Treofan Terni Parallelamente all’evolversi delle vicende della contrattazione sindacale in essere tra il noto gruppo indiano Jindal, proprietario della Treofan Italy Srl, ed i lavoratori dello storico polo ternano, sotto il coordinamento del procuratore capo della procura della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, i militari del locale comando provinciale, hanno condotto mirati accertamenti che hanno disvelato criticità sulla gestione della crisi aziendale. Gli approfondimenti hanno consentito di verificare come la compagine societaria abbia fatto ricorso al contributo, per il periodo intercorrente tra il 10 agosto ed il 10 ottobre 2020, attraverso una falsa rappresentazione della realtà aziendale, passata anche per il tavolo del Mise, la cui lamentata condizione di crisi economica sarebbe da ricondurre alla espressa volontà del Gruppo indiano di chiudere lo stabilimento ternano già a far data dalla sua acquisizione, avvenuta nel 2018. Pertanto, la flessione della produzione non sarebbe da attribuire agli effetti distorsivi del Covid 19 bensì ad una preordinata politica aziendale che nel tempo, progressivamente, ha visto dirottare gli ordinativi dalle linee di produzione ternane in favore di quelle delle sedi tedesche della società Treofan Germany GmbH (controllante della Treofan Italy Srl) ovvero della sede brindisina della Jindal Film Europe Brindisi Srl, imprese facenti parte del medesimo Gruppo Jindal.

Guardia di Finanza Come più volte riportato da Umbria24, nel periodo Covid-19, dato soprattutto l’aumento dei consumi di beni alimentari, l’attività produttiva del film di polipropilene della Treofan di Terni era addirittura superiore a quella ordinaria. L’accesso alla cassa integrazione, fruita per poco più di 2.000 ore a fronte delle oltre 50.000 richieste e concesse dall’Inps a sostegno della ripresa della produttività, sarebbe stato strategico al solo fine di creare le condizioni favorevoli allo svuotamento del magazzino della sede ternana dei prodotti finiti e delle materie prime, per un valore di circa 11 milioni di euro, aggirando, in tal modo, il blocco delle portinerie innescato dallo sciopero indetto dai sindacati nei primi giorni del mese di agosto 2020. Pertanto la dirigenza aziendale pro-tempore è stata deferita per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, di cui all’art. 640 comma 2 punto n. 1) del c.p., avendo indebitamente richiesto ed ottenuto la somma di euro 15.453,05 a titolo di cassa integrazione con la causale ‘emergenza da Covid-19’.

Aggirato il blocco delle portinerie «Ma la flessione della produzione – spiegano gli inquirenti – era stata palesata all’Inps artificiosamente per celare una preordinata politica aziendale che nel tempo, progressivamente, ha visto dirottare gli ordinativi dalle linee di produzione ternane in favore di quelle delle sedi tedesche della società Treofan Germany (controllante della Treofan Italy Srl) ovvero della sede brindisina della Jindal Film Europe Brindisi Srl, imprese facenti parte del medesimo gruppo Jindal. L’accesso alla cassa integrazione sarebbe dunque stato strategico al solo fine di creare le condizioni favorevoli allo svuotamento del magazzino della sede ternana dei prodotti finiti e delle materie prime, per un valore di circa 11 milioni di euro, aggirando in tal modo il blocco delle portinerie innescato dallo sciopero indetto dai sindacati nei primi giorni del mese di agosto 2020».
Le indagini proseguono Considerato che quanto la procura contesta alla società Treofan Italy è solo uno degli aspetti sui quali le forze sociali chiedevano bei mesi scorsi di fare luce, non è escluso che le indagini possano conoscere ulteriori sviluppi. Intanto è emerso che la denuncia formale per dare avvio all’attività investigativa è arrivata proprio dallo Stato. Il procuratore Liguori in conferenza stampa: «La richiesta di sequestro preventivo, ai fini della confisca, è una iniziativa che nasce tramite canali istituzionali, in particolare statali e concentrata solo ed esclusivamente su fatti ritenuti penalmente rilevanti. In occasione della gestione di alcuni istituti messi a disposizione dallo Stato attraverso l’Inps, l’azienda ha utilizzato un canale legato all’emergenza Covid-19. Ciò per un calo di produttività giustificato con la pandemia. Abbiamo ritenuto invece, in base a prove dichiarative raccolte in fase di indagine e nell’immediatezza, che non si è assistito in questa fase, mi riferisco al 2020, ad un calo della produzione: c’è anzi stato un aumento. La cassa integrazione causa Covid prevede un monte ore per l’azienda che ne fa richiesta. Ne sono state chieste 50 mila, con un utilizzo di 2.272 ore: pochissime e che secondo noi sono state usate per spostare le materie prime dalla sede ternana a quella di Brindisi, per un valore di circa 11 milioni di euro, dove sono state poi lavorate». Per la procura una rappresentazione falsa della realtà, con conseguente truffa ai danni dello Stato.
Il sindaco «L’azione della magistratura e dei militari della Guardia di Finanza di Terni – spiega in una nota il sindaco di Terni Leonardo Latini – ha posto in evidenza un aspetto importante di questa sconcertante vertenza: quello relativo alla scorrettezza dei manager che l’hanno gestita. Ricordo che nello scorso mese di novembre, come sindaco della città, chiesi al Mise ed al Governo di verificare la legittimità delle azioni poste in essere dalla multinazionale anche nel giovarsi di sostegni economici nazionali o regionali e denunciai il comportamento della proprietà come inaffidabile e inadeguato in riferimento agli obiettivi definiti dai lavoratori, dai loro rappresentanti e dalle istituzioni. Come amministrazione comunale esprimiamo apprezzamento per le azioni della magistratura e delle Forze dell’Ordine e continueremo a lavorare per l’obiettivo finale che resta sempre quello della reindustrializzazione del sito, nell’interesse dei lavoratori e della comunità cittadina».
