di Fabio Toni
Udienza-chiave per il processo legato al tragico incidente di via Alfonsine, in cui morirono tre giovanissimi e rimasero feriti altri due. Le testimonianze rese in aula da periti e forze dell’ordine, hanno confermato alcuni dati salienti. In primis, la presenza di cannabinoidi nel sangue di Tiziano Bordi, il ragazzo alla guida della Fiat Punto che sbandò e prese fuoco. Poi la velocità del mezzo – 100 chilometri orari – definita dal consulente tecnico del pm, l’ingegner Maurizio Tarchi «inappropriata per le caratteristiche geometriche della curva». Accanto a ciò, le deposizioni hanno offerto elementi utili anche per la difesa dell’imputato.
Le valvole A partire dalle ‘valvole di non ritorno’ che avrebbero dovuto impedire la fuoriuscita di gas metano dai serbatoi della Fiat Punto con a bordo i cinque giovanissimi. «Con valvole automatiche di ultima generazione – ha affermato in aula ancora Tarchi – l’incendio non sarebbe mai scoppiato». L’auto con a bordo i cinque ragazzi montava però valvole manuali: in regola con le normative italiane, ma definite «non sicure» dallo stesso perito. «La normativa europea – spiegano gli avvocati Elena Galli e Lucio Conte, difensori dell’imputato – non è stata mai recepita adeguatamente dall’ordinamento italiano che consente la circolazione di auto a rischio». Al termine delle deposizioni, il giudice Angelo Matteo Socci ha aggiornato l’udienza al prossimo 2 maggio.
La vicenda Il tragico rogo di Cospea risale alla notte tra il 29 e il 30 luglio del 2010. Cinque amici stavano tornando da una serata al pub, quando l’auto su cui viaggiavano – una Punto – sbandò all’altezza della curva a gomito che segna il passaggio tra via Narni e via Alfonsine. L’auto, alimentata a metano, prese fuoco dopo l’impatto contro un albero e una Panda che transitava nella carreggiata opposta. Per Alessio Venturi, Marco Pelini e Antony Bernardi, tutti giovanissimi, non ci fu scampo. Con loro c’erano anche Leonardo Di Felice e Tiziano Bordi che riportarono ferite e ustioni. Quest’ultimo, alla guida del mezzo, deve difendersi dall’accusa di omicidio colposo plurimo.
