di Daniele Bovi

Al centro della rete c’era una ditta della provincia di Perugia. Qui un folto gruppo di trasportatori, tutti abusivi, aveva il suo punto di riferimento; qui, dove ci si occupa di demolizioni e recuperi, nel corso degli anni sono state convogliate enormi quantità di materiali: i più pregiati venivano venduti all’azienda che poi, a sua volta, li rivendeva, mentre quelli di scarso valore invece venivano smaltiti, si fa per dire, anche in fossi o in altre discariche improvvisate. Sono in tutto 86 gli avvisi di garanzia a conclusione delle indagini preliminari a carico di altrettante persone, tutte residenti in Umbria, accusate di traffico illecito di rifiuti ferrosi nell’ambito dell’operazione «Iron 3» condotta dal Corpo forestale dello Stato e coordinata dalla Dda della procura della Repubblica di Perugia.

«Iron 3» L’operazione arriva alcuni anni dopo «Iron 1» e «Iron 2», che hanno portato all’emissione di 287 avvisi di garanzia per reati simili. Quest’ultima indagine, nata due anni fa, parte dai comandi del Corpo forestale di Gualdo Tadino e Scheggia e da qui si allarga a tutta la regione. Alla luce viene così fuori la rete fatta di piccoli autotrasportatori, tutti abusivi, che raccoglievano il materiale da normali cittadini oppure da artigiani e piccole imprese. Tutte persone che consciamente, sfruttando un prezzo di smaltimento di gran lunga inferiore a quello normale, si rivolgevano agli abusivi per disfarsi dei rifiuti a poco prezzo. Dopo pedinamenti, appostamenti, video e intercettazioni si scopre che il materiale arriva in una ditta perugina (il cui presidente del cda è indagato) senza i necessari formulari che accompagnano questi tipi di carichi, che in alcuni casi venivano definiti «conferimenti occasionali».

‘Ambulanti’ Gli improvvisati trasportatori erano tutti privi delle autorizzazioni necessarie e addirittura, in molti casi, erano semplicemente iscritti alla Camera di commercio come ambulanti. Stando alle stime fatte lunedì durante la conferenza stampa tenuta dal comandante regionale del Corpo Guido Conti e da quello provinciale Paolo Lepori, dal 2008 al 2012 sono state movimentate oltre 5 mila tonnellate di materiali vari, per un giro d’affari pari a 1,6 milioni di euro. «Queste persone – ha detto Conti – sostituendosi a quelle oneste che lavorano in questo settore creano un danno a queste ultime e all’ambiente». In questo giro di smaltimento fai da te si poteva trovare di tutto: secondo le indagini nel corso degli anni sono stati gestiti 45 mila quintali di ferro, 1.235 di fili, 629 di rame, 270 di piombo, 1.971 di alluminio e oltre 41 mila motori.

Twitter @DanieleBovi

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