di F.M.
Mentre ci vorrà qualche giorno per avere l’esito delle analisi sui campioni di acqua prelevati nei torrenti a monte e a valle delle discariche e nelle discariche stesse finite al centro dei controlli del corpo forestale dello Stato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Perugia che ipotizza un traffico illecito di rifiuti, la giornata della Gesenu fa segnare il bello per ciò che riguarda i conti di bilancio
Bilancio approvato I soci hanno approvato all’unanimità il bilancio di esercizio al 31/12/2014 di Gesenu spa, che era stato differito di qualche mese per recepire correttamente i rilevanti sviluppi connessi con l’incasso dei crediti siciliani. Il fatturato 2014 è stato pari a 103,4 milioni di euro (103 nel 2013) con un Ebitda pari a 13 milioni (12,6%) e un utile netto pari a 1,034 milioni, in crescita del 18% rispetto al dato del 2013 (0,877 milioni di euro). A livello consolidato il Gruppo Gesenu ha raggiunto nel 2014 un volume d’affari complessivo pari a 133,4 milioni di euro (132 nel 2013), con un Ebitda pari a 20,1 milioni (15,1%) e con utile netto consolidato pari a 2,6 milioni contro una perdita di 0,991 milioni di euro nel 2013, a testimonianza della positiva ristrutturazione societaria. «Unanime apprezzamento – si legge in una nota – è stato espresso dai soci per l’operato dell’amministratore delegato Silvio Gentile, coadiuvato da tutto il management, per l’attività del Cda nonché per il controllo svolto dal Collegio sindacale».
M5S Tornando invece all’inchiesta gli esponenti del Movimento 5 Stelle, dai locali ai parlamentari, chiedono «l’immediato commissariamento della Gesenu». E’ stata la portavoce Cristina Rosetti a sostenere che, «a fronte di un servizio di scarsa qualità e di accertati danni ambientali, la tariffa rifiuti a Perugia sia “tra le più alte in assoluto in Italia, con gravi conseguenze a carico di famiglie e imprese”». Secondo Rosetti,« la vecchia politica ha accordato lauti profitti alle multinazionali dell’immondizia, soggetti che invece possono e devono essere estromessi da un sistema che sottrae i diritti economici e ambientali dei cittadini». Stefano Lucidi, portavoce del M5S al Senato, ha ricordato come «il governo Renzi non solo continui a portare avanti il lucroso business di discariche e inceneritori, ma stia anche smantellando il glorioso corpo forestale dello Stato, autentico protagonista di indagini che hanno fatto la storia d’Italia, incluse quelle odierne. Indagini che -sostiene il senatore- sono più forti grazie soltanto alla legge sugli Eco Reati fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e finalmente approvata in Parlamento». Andrea Liberati, capogruppo 5 Stelle in Regione, ha parlato di «ultradecennale fallimento delle politiche dei rifiuti’, soffermandosi poi sulla discarica di Pietramelina, segnalando come le sole autorità statali, e non l’ARPA, abbiano individuato precise responsabilità sulla contaminazione di falde acquifere e torrenti. Liberati ha quindi preteso il massimo impegno dalla nuova dirigenza di ARPA, sollecitando la magistratura ad andare avanti».
Quesiti E la magistratura sta andando avanti e lo fa innanzitutto analizzando la mole di documenti e campioni prelevati nelle perquisizioni di lunedì mattina. Ci vorrà qualche giorno affinché i periti specialisti diano una risposta ai sospetti della procura: quelle acque sono state avvelenate? In quelle discariche ci sono anche rifiuti che non ci dovrebbero essere? Questo accertamento, anche se la procura evidenzia di essere a conoscenza di illeciti nella gestione dei rifiuti commessi negli ultimi anni e ha ordinato questi prelievi in momenti precisi proprio per non rischiare che i rifiuti venissero coperti da altri rifiuti, risulterà fondamentale per il prosieguo di un’indagine che ingenera molto allarme sociale.
Avvelenamento? Anche solo ipotizzare che da una discarica i veleni dei rifiuti trattati non nel modo giusto per lucrare in maniera illegittima siano passati nel terreno sottostante evoca fantasmi che almeno fino a questo momento non erano mai arrivati nel perugino. E’ per questo che le verifiche degli uomini del Corpo Forestale dello Stato si sono concentrate anche sulla tenuta del fondo della discarica che dovrebbe evitare pericolosi accumuli di percolato e la penetrazione nei terreni circostanti.
Indagati Per queste pesantissime ipotesi di reato, sono finiti indagati alcuni top manager di Gesenu: l’amministratore delegato Silvio Gentile, il responsabile Impiantistica Giuseppe Sassaroli, il responsabile Rifiuti speciali Evaristo Spaccia e Michele Bersiani della direzione finanziaria e sistema informativi. Tra gli indagati anche il presidente di Tsa, Roberto Lombrici. Gli altri indagati, a vario titolo, sono: Roberto Damiano, Filippo Micheli, Luca Rotondi, Silvio Marano, Luciano Sisani, Giosanna Pani, Renato Antonio Presilla, Baldini Furio e Baldini Ferdinando.
