Tribunale (Foto archivio F.Troccoli)

Pene per un totale di otto anni e mezzo ai due principali pusher, mentre due carabinieri coinvolti nel giro hanno scelto di patteggiare per un totale di sei anni e mezzo di reclusione. Si è concluso così il rito abbreviato in merito al traffico di droga che a Faenza, nel Ravennate, secondo l’accusa tra il 2006 e il 2011 aveva coinvolto pure alcuni militari all’epoca dei fatti perlopiù in forza al locale Radiomobile. Per i due principali spacciatori, Fabio Reboli detto Fabietto, 41 anni, di Lugo, e per Luca Pantera, 39, di Faenza, pene rispettivamente di quattro anni e sei mesi e di quattro anni.

Carabiniere di Perugia a giudizio A ruota il gup Piervittorio Farinella ha dato via libera ai patteggiamenti già concordati per i carabinieri Andrea Fusella (41 anni, di Chieti) e Thomas Maurelli (34, di Roma): per il primo tre anni e otto mesi e per l’altro due anni e 10 mesi. Ha patteggiato anche Viviana Donatini (34 anni, di Faenza), giovane a suo tempo legata a Fusella: per lei un anno di carcere. Infine per il maresciallo capo, Loris Vaselli, 47 anni, di Perugia, già comandante dell’aliquota, accusato nell’ambito della stessa vicenda ma di accesso abusivo a sistema informatico, di rivelazione di segreti d’ufficio e di favoreggiamento, e per il carabiniere Massimo Bertini (43 anni, di Grosseto) indagato per un falso verbale slegato dal profilo criminale dell’intera vicenda, nella precedente udienza era arrivato il rinvio a giudizio al marzo 2013.

Le munizioni Vaselli di recente è stato condannato a sei mesi per 15 munizioni fuori ordinanza che i militari gli avevano trovato in un armadietto della caserma mentre nell’agosto scorso gli stavano notificando la misura dei domiciliari. Era scattato l’arresto in flagranza. In merito allo spaccio, i coinvolti «non sono più in servizio – aveva già chiarito nell’agosto scorso il colonnello Guido De Masi, comandante provinciale dell’Arma, illustrando l’inchiesta – perché da noi prevale la tutela della collettività. L’anello deviante lo si persegue con la massima severità. Per quanto spiacevole – aveva inoltre precisato – l’indagine è nata da una nostra iniziativa, e per questo l’istituzione rimane sana e vigile».

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