di C.F.
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Giù la bandiera tedesca, su quelle italiane ed europee. Non era passata inosservata neanche tra il coordinamento delle Rsu di Tk-Ast la decisione del management del sito siderurgico di far sventolare su viale Brin la sola bandiera tedesca.
Giù la bandiera tedesca, su quelle italiane ed europee Tant’è vero che giovedì mattina tutti i rappresentati sindacali si sono ritrovati in riunione per discutere l’accaduto e valutare l’opportunità di stigmatizzare formalmente la mossa dei vertici di Tk-Ast, che ha fatto discutere non poco. Una comunicazione ufficiale era stata concordata tra le diverse sigle, senonché al termine della riunione in viale Brin non c’era più traccia della bandiera tedesca. Al suo posto da mezzogiorno circa sventolano il tricolore italiano e la bandiera europea.
Rsu: «Affronto vile e provocatorio» La nota non è stata più diramata, anche se il documento filtra lo stesso da ambienti sindacali. E il contenuto è inequivocabile: «Il complessivo preoccupante periodo, che vede tutti impegnati, ognuno in rispetto delle proprie responsabilità ha registrato mercoledì l’ennesimo atto provocatorio da parte dell’Azienda. Risulta grave e offensivo, dal nostro punto di vista percorrere viale Brin e osservare la sola bandiera tedesca, sventolare arrogante sopra le mura aziendali. Tale affronto, per quanto ci riguarda, mina le corrette relazioni e predispone inevitabili conseguenze dirette ed indirette. Gradiremmo ovviamente anche una netta presa di posizione sull’argomento, da parte delle istituzioni politiche e dal prefetto, nei confronti di una multinazionale che per far notizia e alzare ulteriormente il clima di tensione sceglie, in modo vile, di offendere tutti».
Lucidi (M5s) Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore Cinque stelle Stefano Lucidi: «È poca cosa ammainare la bandiera italiana e issare quella tedesca per accogliere degli ospiti? Forse no. In questa epoca distratta il nostro atteggiamento verso la società è cambiato e anche da apparenti dettagli possono nascere contributi interessanti al dibattito pubblico. Esistono delle leggi nel nostro Stato che regolano utilizzo ed esposizione di bandiere, tali norme sono rivolte al settore pubblico e istituzionale ma sono disposizioni che fungono anche da norme regolatrici della materia, nel caso parliamo della legge 22 del 5 febbraio 1998 e del Dpr 121 del 2000. Non esiste al riguardo una normativa specifica che stabilisca un regime autorizzatorio rivolto ai privati, i quali pertanto hanno facoltà di scegliere autonomamente l’eventuale esposizione del tricolore. Valgono per essi comunque le regole generali stabilite dalla normativa citata. Ora, però, c’è un aspetto che appare singolare. Nel corso della recente trattativa, azienda, politici e sindacati hanno chiesto a gran voce che il governo prendesse in carico la questione mettendo in campo soluzioni e prospettive, cioè soldi. Ecco allora che ammainare la bandiera italiana e lasciar sventolare solo il tricolore tedesco suona strano e quantomeno inopportuno, seppur inserito in una logica di ospitalità questo gesto appare non conforme. Senza poi andare ad investigare sulla presenza o meno della bandiera europea, sarebbe interessante sapere se a valle di una trattativa così aspra e dura l’ammaino sia stato frutto di una contrattazione sindacale o meno. Non sappiamo se rientri nei limiti della condotta antisindacale ma sicuramente il dibattito del 2014 ha avuto toni accesi anche sotto profili nazionalistici e questo gesto potrebbe essere inquadrato anche come effetto di un determinato atteggiamento. In definitiva, le bandiere sono dei simboli, nel bene e nel male».
Rinascita socialista Nel pomeriggio si è registrata anche la presa di posizione di Rinascita socialista: «ThyssenKrupp ha ammainato la bandiera tedesca, al suo posto il tricolore italiano e il vessillo dell’Unione europea. Tutto è bene quel che finisce bene. Rinascita Socialista ringrazia quanti hanno preso in considerazione la sua segnalazione di mercoledì, contribuendo affinché fosse ripristinata l’onorabilità di Terni e dell’Italia. Chi ha preso questa decisione ha dimostrato molta più intelligenza di quei frettolosi detrattori che, evidentemente, non avevano capito quale fosse la posta in gioco».
