Si è avvalsa della facoltà di non rispondere la ragazza di Spoleto arrestata con la grave accusa di associazione finalizzata al terrorismo.
All’interrogatorio di garanzia del 27 dicembre la diciottenne, ben inserita nel tessuto spoletino, e di origini algerine, ha deciso di non rispondere ai magistrati. Lei insieme a quella che è considerata l’ideatrice e la coordinatrice di queste attività, ovvero l’amica pakistana che l’avrebbe coinvolta, avrebbero, secondo gli investigatori, messo in piedi azioni finalizzate al proselitismo sui social per sostenere la causa jihadista e raccogliere fondi per le famiglie dei prigionieri.
Alla 18enne spoletina gli investigatori sono giunti proprio attraverso la pista della ragazza pachistana. A finire indagato c’è anche il fratello minore della ragazza pakistana coinvolto in un percorso di radicalizzazione. Quindi un giovane cresciuto a Milano che gli investigatori considerano già operativo tra le milizie jiadiste del Corno d’Africa e un turco da anni residente tra Gorizia e Udine.
