di Chiara Fabrizi
Una giovane residente a Spoleto è stata arrestata all’alba della vigilia di Natale dai carabinieri del Ros che avrebbero così smantellato l’associazione terroristica d’ispirazione salafita-jihadista “Da’wa Italia”, che significa “Chiamata Italia”, finalizzata alla promozione, al consolidamento e al rafforzamento dei gruppi terroristici Al Qaeda e Stato Islamico.
La ragazza di origine algerina risulta cresciuta e residente a Spoleto, dove la famiglia risiede da tempo e risulta perfettamente integrata. A lei gli inquirenti, coordinati dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, sono arrivati monitorando i circuiti radicali di matrice jihadista, con particolare attenzione alla diffusione sul web di contenuti di propaganda. Nel settembre 2023 le indagini si sono quindi concentrate su una giovane pakistana, anche lei cresciuta in Italia, precisamente a Bologna, dove risiede. La ragazza, considerata la principale indagata, avrebbe compiuto azioni di proselitismo ed è lei che avrebbe coinvolto fin dal principio dell’attività la giovane algerina di Spoleto. Le due, secondo gli inquirenti, avrebbero formato un gruppo il sé stante “Da’wa Italia” dedito alla propaganda di contenuti jihadisti.
Ulteriori indagini hanno poi permesso di identificare gli altri tre indagati, tra cui un giovane cresciuto a Milano che le autorità considerano già in forze alle milizie jihadiste del Corno d’Africa. Indagato anche il fratello minore della ragazza pakistana che avrebbe iniziato il processo di radicalizzazione e a suo carico la Procura di Bologna, che ha diretto le indagini, contesta l’ipotesi di addestramento finalizzato a un possibile arruolamento nell’ambito di organizzazioni terroristiche jihadiste. Infine, destinatario della misura cautelare anche un turco da anni residente tra Gorizia e Udine, dove risulta ben inserito nel tessuto socioeconomico della zona.
In particolare, le autorità evidenziano come durante l’anno abbondante di indagini gli indagati sarebbero andati oltre la propaganda jihadista, coinvolgendo altri soggetti, come il fratello della pakistana, e ricercando contatti fuori dall’Italia nel tentativo di raggiungere zone controllate dalle milizie jihadiste. Secondo gli inquirenti, infatti, gli indagati si sarebbero dimostrati pronti a raggiungere questi territori, come peraltro si ritiene abbia già fatto il milanese, che ha lasciato l’Italia per il Corno d’Africa prima dell’emissione delle misure cautelari.
