di Ivano Porfiri
«Entrate in azione» attaccate i «miscredenti» in America e in Europa, Italia compresa. Recitava più o meno così l’appello lanciato il 16 agosto da Al-Thabaat, network della galassia dell’autoproclamato Stato Islamico, intitolato “Come on Rise” con cui si incitavano all’azione i cosiddetti «lupi solitari». L’aveva raccolto e stava studiando il modo di agire, la 44enne marocchina residente a Perugia da sedici anni, che la polizia – coordinata dalla Procura di Perugia – ha individuato grazie alla presenza su territorio e su cui ha investigato fino a portare alla sua espulsione con conseguente rimpatrio, firmato direttamente dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
Poteva «agire» All’indomani dell’annuncio dell’operazione, condotta in gran segreto nella notte tra giovedì e venerdì, con tanto di volo diretto a Casablanca, emergono dettagli sull’indagine avviata per terrorismo internazionale in quanto il soggetto era una minaccia per la sicurezza e l’integrità dello Stato. Gli inquirenti, secondo quanto raccolto, non escludono infatti che, in base al materiale raccolto, la donna un domani avrebbe potuto «agire».
Colf per tre famiglie La straniera era irreprensibile agli occhi di chi la frequentava. Giunta in Italia in seguito a un matrimonio fallito in Marocco, aveva sempre condotto una vita all’apparenza normale. Un appartamentino in zona stazione, condiviso con altre due straniere (ma non islamiche), aveva un carattere molto schivo. Faceva la colf per almeno tre famiglie perugine e tutti erano ignari della sua ideologia, che negli ultimi tempi era andata radicalizzandosi.
Autoindottrinamento Lo spiffero alla polizia è giunto proprio per il suo cambio di abitudini: non usciva mai senza il velo, era diventata ancora più sfuggente. È bastato questo per far scattare controlli sulle sue abitudini, specie delle sue frequentazioni “informatiche”. Sul web, infatti, la 44enne era molto attiva e si si stava «autoindottrinando» in particolare leggendo e guardando video su come costruire ordigni rudimentali, filmati con violenze nei confronti di «miscredenti», alcuni dei quali molto violenti perché coinvolgono bambini. Dalle verifiche della Digos, con la collaborazione della polizia postale, è emersa la sua abilità: non si era fermata ai tanti “siti spazzatura” sull’Isis, ma era andata al cuore, in quegli ambiti di effettivo contatto con le organizzazioni della galassia criminale.
Disprezzo per l’Occidente Qui aveva scelto la sua strada: dopo il recente appello online ai “lupi solitari”, aveva capito che lei poteva essere utile alla causa in questo modo, dato che non aveva rapporti con altri elementi radicalizzati sul territorio. Lo si è capito dal suo account Facebook, che teneva sotto pseudonimo e ora chiuso, in cui esprimeva tutto il suo disprezzo verso l’Occidente, che pur frequentava quotidianamente per procurarsi i mezzi per vivere. E il timore che potesse mettere in pericolo proprio le famiglie per cui lavorava è stato uno dei timori che ha indotto gli inquirenti ad accelerare, fino alla decisione della magistratura, di concerto con il ministero dell’Interno.
