Gli sfollati di Preci (foto F. Troccoli)

di Chiara Fabrizi 

Se Norcia coi suoi 4.937 abitanti grosso modo tutti fuori casa rappresenta l’emergenza più complessa, in ginocchio c’è anche l’intera vallata di Preci puntellata da borghi piegati dalla furia del terremoto e pure la zona di Cascia, che in particolare ha accusato la botta da 6,5 di domenica mattina. A Preci il sindaco Pietro Bellini spiega che si stanno accogliendo complessivamente circa 200 ma il numero degli sfollati sarebbe maggiore: «Riteniamo di dover far fronte – dice il primo cittadino – a 400-450 sfollati». Dall’altra parte della montagna c’è il sindaco Gino Emili: «Abbiamo bisogno di una tensostruttura perché nei centri di accoglienza abbiamo 160 residenti, ma lunedì al primo pranzo con la cucina da campo abbiamo servito almeno 500 pasti. Molti si arrangiano e noi nelle frazioni arriviamo un po’ a stento».

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Preci, sindaco Bellini: «Tra 400 e 450 sfollati» Sul fronte dei centri storici quello di Preci è quasi interamente zona rossa, interdetto dalla doppie scosse serali del 26 ottobre. La cittadina da venerdì sera è isolata a causa del distacco di un grosso masso provinciale sulla strada provinciale 409 per Triponzo e del cedimento di edifici pericolanti sulla strada provinciale 476 all’altezza di Piedivalle. Distruzione si vede nei borghi di Acquaro, Collescille, Todiano, Abeto, Valle e Piedivalle. Ma qui i terremoti del 26 e del 30 ottobre hanno anche distrutto l’abbazia di Sant’Eutizio, culla del monachesimo e indubbiamente il sito di maggior interesse turistico del Preciano. Nello sfacelo il sindaco Bellini lunedì sera ha detto: «Le strade ci preoccupano anche perché – dice – i tempi si allungo un po’ a causa dei controlli sulla parete rocciosa ma soprattutto dell’emergenza. La situazione degli sfollati a Preci è sotto controllo – spiega – la soluzione container la stiamo valutando, prima di decidere vogliamo avere un quadro più chiaro, capire con precisione e verificare se abbiamo altre possibilità». Bellini sabato aveva lanciato un appello alla popolazione in fuga, a cui chiedeva di non lasciare la zona: «L’appello mi sembra sia stato raccolto – racconta – molte persone sono venute a dirmi che loro non avrebbero lasciato la zona e segnali incoraggianti sono arrivati anche dai giovani, come la ragazza che gestisce il bar a Preci paese, locale inagibile che resta per capire che piega prendono le cose».

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Cascia, sindaco Emili: «Ci serve una tensostruttura» A quaranta chilometri di auto c’è Cascia, la città di Santa Rita: «Abbiamo chiuso precauzionalmente il centro storico e martedì mattina entriamo a verificare ma da prime sommarie valutazioni – spiega il sindaco Emili – la situazione non dovrebbe essere grave e contiamo di riaprirne subito almeno una parte. Più critiche sono le condizioni dei borghi di Avendita, San Giorgio e Maltignano dove abbiamo bisogno di tensostrutture per assistere la popolazione residente che è fuori casa. Sulla carta assistiamo circa 160 persone ma il numero degli sfollati è più elevato – rileva Emili – a pranzo abbiamo servito 500 pasti e conti che un centinaio di persone sono andate in alberghi del Trasimeno». Tende collettive ma non solo: «Dopo il sisma del 24 agosto a Cascia eravamo riusciti a collocare in autonoma sistemazione la cinquantina di famiglie con l’inagibilità ma ora – dice il sindaco – ho l’impressione che non avremo case agibili per tutti e anche qui serviranno i container».

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