L'avvocato Massimo Proietti

di Fabio Toni

«Quello che vediamo è un linciaggio mediatico e giudiziario che la famiglia Vitali non merita. I nostri clienti sono indignati per questo ulteriore provvedimento». A parlare sono gli avvocati Massimo Proietti e Grazia Biscossi, difensori di Rodolfo Vitali e Maria Luisa Massoli – titolari della società ‘Villa Maria Luisa srl’. I due difendono anche Sandro Vitali, amministratore unico della stessa società.

L’impianto di videosorveglianza «Sandro Vitali – affermano gli avvocati Proietti e Biscossi – ha già ampiamente dimostrato di essere totalmente estraneo alla vicenda. In tempi non sospetti, prima che venissero notificate le ordinanze di custodia cautelare, lo stesso si era presentato spontaneamente presso gli uffici della guardia di finanza di Terni, perché aveva avuto il sentore di qualche comportamento non corretto da parte del personale della struttura. Vitali si era reso anche disponibile ad installare, a proprie spese, un impianto di videoregistrazione all’interno della casa di riposo».

L’autorizzazione Un aspetto che, secondo i due legali, dimostrerebbe «l’assoluta buonafede di Sandro Vitali che, dopo il sequestro, era stato autorizzato dal gip ad occuparsi della gestione finanziaria di villa Maria Luisa e a lavorare a stretto contatto con gli operatori dell’Ausl». L’ultima critica i due avvocati la rivolgono alla motivazione dell’ordinanza emessa dal gip: «il rischio di inquinamento probatorio è praticamente impossibile, visto che il nostro assistito aveva chiesto direttamente, e in buonafede, di accertare ciò che stava accadendo nella struttura».

Critiche alle motivazioni Stessa valutazione per il pericolo di reiterazione del reato: «Sandro Vitali non ha mai gestito direttamente la struttura, occupandosi solo della parte finanziaria. Gli aspetti operativi, relativi al personale, erano stati delegati alla cooperativa sociale Maria attraverso un regolare contratto. Cooperativa che, peraltro, non è stata estromessa dalle attività della casa di riposo, visto che i provvedimenti restrittivi hanno riguardato solo alcune lavoratrici responsabili a titolo personale di quanto avvenuto».