di Massimo Colonna
Un magazzino in pieno centro, un negozio di generi alimentari e uno di abbigliamento. Sono i tre beni confiscati alla mafia presenti in città su cui l’associazione nazionale Libera sta lavorando per seguire il percorso di rassegnazione da parte dell’amministrazione comunale. Si tratta di tre immobili che hanno concluso il lungo iter burocratico dopo le vicende giudiziarie e che dunque a breve torneranno a disposizione di Palazzo Spada. E in questo entrano in gioco anche i volontari di Libera, l’associazione che segue le vicende che riguardano la mafia in tutta Italia. Anche perché il gruppo sta cercando di ripartire anche su Terni, con l’organizzazione di un nuovo nucleo di lavoro.
I numeri A fare il punto della situazione su questo fronte ci hanno pensato Leonardo Ferrante, responsabile anticorruzione di Libera nazionale, e Fabrizio Ricci, referente per l’Umbria, entrambi ospiti nei giorni scorsi alla “Giornata della trasparenza”, il convegno organizzato a Palazzo Gazzoli a cui hanno aderito diversi enti locali e rappresentanti delle forze dell’ordine. Occasione per il gruppo sia per fare il punto sulla situazione locale, sia per rilanciare la propria attività sul territorio. «In Umbria – ha spiegato Ricci – i beni confiscati alle organizzazioni mafiose sono 57, di cui diversi nella provincia di Terni. Abbiamo portato avanti questa indagine anche grazie al lavoro dell’Agenzia nazionale beni confiscati, che sul proprio sito pubblica tutti i dati regione per regione».
Le strutture Per quanto riguarda Terni dunque i beni individuati sono un magazzino in pieno centro storico, un negozio di generi alimentari e un altro esercizio commerciale di abbigliamento. «In più ce ne sono altri anche nei Comuni vicini – prosegue Ricci – come per esempio ad Acquasparta e a Narni. Come associazione seguiremo questi percorsi di riassegnazione in collaborazione proprio con le amministrazioni». Il gruppo intanto su Terni si sta rilanciando, anche perché le idee non mancano. «Su Terni stiamo cercando volontari – prosegue Ricci – che possano darci una mano per rilanciare il nostro programma e far ripartire un percorso che punta sostanzialmente sulla sensibilizzazione della cittadinanza e sullo stimolo ad un atteggiamento civico di maggiore consapevolezza rispetto alle questioni che riguardano la trasparenza della vita pubblica».
I giovani Proprio durante il convegno di Palazzo Gazzoli Ferrante ha rivolto una sorta di appello ai giovani studenti presenti in sala. «E’ importante che anche i giovani prendano coscienza del loro ruolo nella società e nella vita pubblica, anche per quello che riguarda il controllo del lavoro delle pubbliche amministrazioni. In questo campo abbiamo portato avanti un lavoro a livello nazionale che sta dando frutti nel settore della cosiddetta ‘amministrazione trasparente’, anche se ancora c’è molto lavoro da fare. Per esempio, nel corso degli anni abbiamo ottenuto l’anagrafe degli eletti, con la pubblicazione della situazione patrimoniale e reddituale, oppure la divulgazione online dei bilanci. Qui però c’è da lavorare nel senso che spesso gli enti pubblicano il bilancio in forma molto tecnica, il che lo rende una serie di numeri sostanzialmente incomprensibile per la maggior parte della popolazione».
Il documentario Intanto su questo fronte nella giornata di giovedì è in programma un appuntamento in Bct. Alle 16.30 infatti verrà presentato il documentario ‘Terre Rosse. I giovani, i vecchi, la terra, la mafia’, prodotto da LiberEtà, in collaborazione con Spi Cgil, del regista ternano David Fratini. In Italia, tra immobili, terreni e aziende, si contano quasi 27.000 beni confiscati alle mafie. Il documentario di Fratini racconta l’esperienza dei ragazzi e dei pensionati che lavorano insieme nei ‘campi della legalità’: il loro rapporto, il legame con la terra, l’idea di mafia. Attivo anche in ambito televisivo, il ternano Fratini nel 2011 vince il premio miglior film al Festival Internazionale del Cinema Patologico, con il corto ‘La domenica’.
@tulhaidetto
