di Fabio Toni

L’indagine è di quelle destinate a far rumore, anche se per verificare tutti i dati acquisiti serviranno ancora diversi giorni. Il lavoro condotto dagli inquirenti punta con decisione a fare luce sul mondo delle revisioni dei mezzi di trasporto. Nel mirino, in particolare, ci sarebbe finita una società ternana del settore con un bel giro di clienti.

Test sotto inchiesta L’ipotesi, tutta da verificare, è che buona parte delle revisioni effettuate dalla struttura – dal 2010 ad oggi – siano semplicemente false. Test eseguiti su centinaia di veicoli, accompagnati dal classico ‘tagliandino’ che attesta l’avvenuta revisione. Parte di questi controlli, però, non avrebbero trovato alcun riscontro negli archivi a disposizione del centro elaborazione dati della motorizzazione civile e del ministero dei trasporti.

Indagine Un dato che, se confermato, potrebbe configurare ipotesi di reato gravi, oltre alla violazione di tutta una serie di aspetti fiscali. Perché gli importi pagati dai clienti per le revisioni – circa 65 euro per ciascun’auto, di cui una decina da stornare al ministero dei trasporti – sarebbero finiti per intero nelle tasche della società ternana coinvolta nell’indagine. E soprattutto quei tagliandi, applicati su ciascun libretto di circolazione, non avrebbero alcun valore.

I clienti L’accertamento avrebbe già riguardato anche diversi proprietari di veicoli ‘irregolari’, vittime inconsapevoli della situazione. Molti di loro potrebbero essere contattati dalla motorizzazione civile per controllare la corrispondenza fra i documenti di circolazione e i dati registrati in archivio. E se le revisioni dovessero rivelarsi fittizie, i mezzi dovrebbero essere sottoposti a un nuovo controllo, a spese degli stessi utenti.

Il precedente Poco più di un mese fa a Napoli, i carabinieri avevano scoperto un vasto ‘giro’ di revisioni fasulle – circa 1.600 i casi – emerse dopo una serie di controlli effettuati nei centri privati di assistenza del territorio. Una truffa basata sull’utilizzo di un programma informatico ‘pirata’ che consentiva di stampare i tagliandi da applicare sul libretto di circolazione, senza passare attraverso il sistema della motorizzazione. Una vicenda non molto diversa da quella finita nel mirino degli investigatori ternani.