di Massimo Colonna
Ci sono anche diverse intercettazioni telefoniche a ricostruire il quadro probatorio che il gip del tribunale di Terni Simona Tordelli ha ritenuto sufficiente per controfirmare le ordinanze di custodia a carico delle sei persone finite agli arresti. Intercettazioni evidentemente ritenute valide come prova per smascherare quello che gli inquirenti ritengono sia l’associazione a delinquere messa in piedi per truffare persone affette da malattie neurodegenerative. I sei arrestati intanto, tramite i propri legali, preparano la strategia difensiva in vista degli interrogatori di garanzia che inizieranno nella mattinata di mercoledì nel carcere di vocabolo Sabbione a Terni.
Video: parlano gli inquirenti
Gallery: il materiale sequestrato
Gli arrestati In 42 pagine dunque la procura della Repubblica di Terni, tramite il lavoro del sostituto Marco Stramaglia, ha ricostruito il quadro accusatorio messo in piedi anche grazie alle indagini degli agenti della squadra mobile di Terni, coordinati dal vicequestore aggiunto Alfredo Luzi. In carcere sono finti Fabrizio De Silvestri, ideatore del protocollo e ritenuto la ‘mente’ del progetto, Annalisa Grasso, che svolgeva le funzioni della fisioterapista, Edoardo Romani, che si occupava dei medicinali, Pierluigi Proietti, medico e il farmacista di Rieti Giovanni Petrini, mentre Simone De Marco è stato affidato ai domiciliari anche visto che secondo gli inquirenti aveva un ruolo più esterno all’organizzazione. Nell’ordinanza si trovano anche diverse parti in cui gli arrestati vengono ascoltati mentre parlano al telefono. Conversazioni che gli inquirenti ritengono evidentemente valide come prova di colpevolezza. Tutti elementi che rientrano in un arco di tempo che va dall’ottobre scorso fino ai giorni più recenti: l’operazione ha avuto tempi stretti anche perché, come ha sottolineato il procuratore capo Alberto Liguori, «l’attività si stava espandendo attraverso internet e lo Stato doveva intervenire al più presto».
Il protocollo Sotto accusa dunque è finito il protocollo ‘Seven to stand’: un ciclo medico che secondo gli organizzatori avrebbe dovuto portare a benefici consistenti per i malati nel giro di sette settimane. Protocollo che invece, come è stato ricostruito dagli inquirenti, non aveva effetti medici sui pazienti ma che allo stesso tempo serviva a racimolare soldi, visto per ogni persona arrivava a spendere tra i duemila e i tremila euro per ciclo di cura, che di solito durava sui 45 giorni.
Ospitalità Il meccanismo che arrivava fino al centro estetico ‘Forme di bellezza’ a Terni era ben oliato. C’era un call center che immagazzinava tutte le richieste provenienti da ogni parte d’Italia, poi quando si trovava l’accordo per iniziare il trattamento i pazienti erano presi alla stazione ferroviaria o in qualche stazione di servizio in periferia e accompagnati al centro. Lì di fatto iniziavano il protocollo e poi venivano accompagnati in hotel o alberghi per soggiornare. Negli ultimi mesi gli inquirenti hanno intercettato quasi 1.300 telefonate, con oltre 200 pazienti coinvolti. Ma si tratta di numeri che potrebbero crescere.
Senza alcun vaglio scientifico «Continua il nostro sforzo – ha spiegato il procuratore Liguori in conferenza accanto al questore Carmine Belfiore e al comandante della stazione dei carabinieri di Terni Giovanni Capasso, presente con i rappresentanti del Nas che ha svolto verifiche sui medicinali utilizzati nel centro e finiti sequestrati – verso le fasce deboli delle popolazione. Quello che poteva fare lo Stato è stato fatto, ossia interrompere questa attività assolutamente illegittima, illecita, senza alcun vaglio scientifico, anche con la prospettazione di una comunità scientifica inventata. Chiaro che questo tipo di messaggio tramite il web ha trovato accoglienza in una platea che purtroppo soffre e dunque ha bisogno di speranza. Il consiglio che posso dare a queste persone è che il primo passaggio in casi di malattie deve essere quello del medico di famiglia, dei canali tradizionali». «Questo meccanismo – ha spiegato il dirigente della Mobile Luzi – offriva una speranza illegittima ai malati. E’ stata una operazione molto profonda sotto il profilo umano, anche quando ci siamo trovati di fronte le reazioni dei malati. Da un lato infatti ci siamo scontrati con un muro di silenzio: qualcuno nel vedere il nostro lavoro vedeva affievolirsi quella speranza che si era acceso in lui, una speranza che però era del tutto vana. Da una parte dunque qualcuno era compiacente, dall’atra reticente. Sono stati d’animo comprensibile in situazioni delicate come queste».
Le difese Intanto i sei arrestati, di cui cinque in carcere e uno ai domiciliari, da mercoledì mattina inizieranno a sfilare davanti al giudice per le indagini preliminari Tordelli per l’interrogatorio di garanzia e per la conferma, la revoca o l’attenuazione delle misure cautelari già sottoscritte. Il primo incontro è fissato per mercoledì mattina nelle aule del carcere di vocabolo Sabbione a Terni.
@tulhaidetto
