La tabaccheria del tentato 'colpo'

di Fabio Toni

Tanto giovani e sprovveduti, quanto pericolosi. Sabato mattina intorno alle 13 sono entrati nella tabaccheria di via Prati e hanno tentato una rapina a colpi di pistola ma gli è andata male. Messi in fuga dai proprietari del negozio, i due ragazzi sono stati rintracciati e fermati ad Orvieto.

TENTATA RAPINA: PARLA LA TITOLARE DELLA TABACCHERIA

Chi sono I due rapinatori – C.D.M. e D.R. – hanno 24 e 21 anni, diversi precedenti alle spalle e sono originari di Brindisi. Ai militari che li hanno arrestati hanno detto di trovarsi nel centro Italia «per farsi un giro». Di certo si sa che hanno trascorso a Terni la notte fra venerdì e sabato in città, dormendo in auto, dopo aver passato la serata fra i locali del centro insieme ad alcune ragazze conosciute in città.

L’idea Il mattino seguente, dopo il risveglio, ai due – evidentemente a corto di contanti – è venuta la ‘brillante’ idea di procurarsi i soldi con una rapina. Così nel mirino, fra le tante soluzioni possibili, c’è finita la tabaccheria di via Prati, a pochi metri dal parco della Passeggiata.

Sopralluogo Poco prima dell’orario di chiusura, uno dei due è entrato chiedendo un pacchetto di chewingum: banale scusa per dare un’occhiata al locale, controllare se ci fossero eventuali telecamere di sicurezza e assicurarsi una situazione il più possibile ‘tranquilla’. Dietro il bancone c’era la signora Maura e i due hanno pensato che il colpo, in quelle condizioni, fosse fattibile.

Eccoli di nuovo Cinque minuti più tardi, con il volto parzialmente coperto da un paio di occhiali da sole, i due sono entrati di nuovo. Pistola in mano, hanno intimato alla donna di consegnare i soldi presenti in cassa (fra i 3 e i 4 mila euro, ndR). La titolare non si è scomposta e, credendo che l’arma fosse finta, li ha invitati ‘gentilmente’ a desistere.

Lo sparo Invece la pistola – una revolver calibro 6 risultata poi rubata nel 1983 a Milano – era vera. Per dimostrarlo, il 24enne che l’aveva in mano ha sparato un colpo sul pavimento. A quel punto, dal retro della tabaccheria, è spuntato il marito della signora che si è messo a lato del bancone per evitare che i due potessero mettere le mani sulla cassa.

Inizia la fuga La rapina è più o meno finita lì: forse i due non si aspettavano di trovare anche l’uomo all’interno del negozio. Sta di fatto che sono usciti di corsa e hanno sparato un altro colpo, questa volta in aria, poi sono saliti in auto e si sono dati alla fuga. Dettaglio non da poco: nella breve corsa a piedi si sono anche persi la pistola, ritrovata proprio davanti all’ingresso della tabaccheria.

La targa Il titolare e altri testimoni sono riusciti a memorizzare il tipo di auto usata – una Fiat 500 di colore nero – e alcune cifre della targa che inizia con EK. Immediata, con l’intervento dei carabinieri, è partita la segnalazione a tutte le centrali operative sparse sul territorio.

La svolta è arrivata dopo poco più di un’ora: ai carabinieri della compagnia di Orvieto è giunta la segnalazione del benzinaio dell’area di servizio di Giove Est, lungo l’autostrada A1: «Due ragazzi con una 500 nera hanno fatto benzina e poi sono scappati senza pagare». Bingo, o quasi. I due sono stati individuati lungo l’autostrada dai carabinieri della compagnia di Orvieto che, con tutte le accortezze del caso, li hanno scortati fino a farli uscire al casello della Rupe. Lì i militari hanno evitato di scoprire tutte le carte, contestandogli solo il mancato pagamento del carburante. Un motivo sufficiente a condurli presso il comando per iniziate le verifiche legate a tutto quello che era avvenuto poco prima a Terni.

Indagine lampo È iniziata così un’indagine accurata basata su rilievi fotografici – utilizzati dai titolari della tabaccheria per riconoscere i due soggetti -, video acquisiti dalle telecamere di sicurezza dell’area di servizio di Giove (dove i due avevano cambiato gli indumenti e si erano invertiti alla guida dell’auto) e un pacchetto di gomme americane. Lo stesso, in base al codice stampato sopra, è risultato acquistato nella tabaccheria di via Prati.

Fermo di polizia Tutti elementi che, messi uno dietro l’altro, hanno portato all’applicazione dello stato di fermo nei confronti dei due, indagati per tentata rapina aggravata, porto illegittimo di arma da fuoco e insolvenza fraudolenta.

«Inesperti e pericolosi» Nel corso della conferenza stampa per illustrare l’operazione, il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Terni – Mariano Celi – ha definito i due «disinvolti, spregiudicati e inesperti», aggiungendo che il loro comportamento sfrontato è proseguito anche nei momenti successivi il fermo di polizia, visto che hanno continuato «a ridere e a far battute, segno di un’incoscienza estremamente pericolosa». Il background dei due rapinatori, residenti a Brindisi, è legato a famiglie in cui i precedenti penali abbondano e che «riguardano almeno l’80% dei loro parenti», ha aggiunto il tenente colonnello Celi.

L’arma Il comandante del Norm, Mirco Marcucci, ha posto l’attenzione sulla pistola utilizzata: un ‘cimelio’ risultato rubato a Milano nel lontano 1983, roba da ‘anni di piombo’. Dagli esami balistici, con particolare riferimento all’ogiva rimasta sul pavimento del negozio, sarà possibile capire se la stessa arma ha già sparato, individuando i possibili collegamenti con altri colpi e reati messi a segno in Italia.

Operazione delicata Il tenente Mario Milillo della compagnia carabinieri di Orvieto ha sottolineato la difficoltà dell’operazione, eseguita lungo l’autostrada: «Dopo le segnalazioni, abbiamo rintracciato e seguito il veicolo costringendolo ad uscire al casello di Orvieto – ha spiegat0 -. Pensare di fermarlo in autostrada era impossibile: troppi i rischi, soprattutto nel caso in cui i due avessero ancora altre armi. Abbiamo avuto la freddezza necessaria a gestire la situazione e gli elementi raccolti sono a nostro giudizio evidenti e incontrovertibili».

Convalida L’udienza di convalida del fermo per i due rapinatori è stata fissata per martedì mattina presso il carcere di Terni, davanti al gip Natalia Giubilei. Il pubblico ministero titolare dell’indagine è Elisabetta Massini mentre i due giovani sono difesi dall’avvocato Francesco Mattiangeli.

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