di Chiara Fabrizi e Marta Rosati
Sarebbe il mancato ancoraggio della fune alla catena di sosta e i tentativi compiuti per tornare indietro, la causa dell’incidente sportivo costato la vita a Bianca Paranzino, 40 anni, morta in ospedale dopo essere volata giù per quasi dieci metri dalla falesia di Monterivoso (Ferentillo) che la donna, originaria di Latina ma da tempo residente a Terni, stava scalando insieme a un’amica.
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ELISOCCORSO E DISCESA OPERATORI (VIDEO)
Sequestrate le attrezzature I carabinieri, diretti dal capitano Dario Allegretti e coordinati dal sostituto procuratore Tullio Cicoria, hanno posto sotto sequestro le attrezzature che Bianca, venerdì pomeriggio, ha utilizzato per scalare la parete rocciosa del Ternano, che tutti possono liberamente affrontare. Il materiale su cui sono stati apposti i sigilli non risulterebbe noleggiato, ma in ogni caso viene definito dagli inquirenti tecnicamente idoneo all’uscita sportiva.
Errore fatale Secondo quanto emerge la donna avrebbe superato la catena di sosta presente sulla falesia e nel tentativo di tornare indietro per compiere l’ancoraggio avrebbe tentato di assicurarsi a un albero che durante la manovra di discesa per raggiungere la zona avrebbe drammaticamente ceduto. La quarantenne, che non è chiaro se indossasse il caschetto, ma di certo era imbracata, è volata giù per quasi dieci metri, battendo violentemente la testa e morendo alcune ore dopo al Santa Maria di Terni, dove il personale medico ha tentato in ogni modo di salvarle la vita.
Volo di 10 metri dalla falesia di Monterivoso Due scalatori di circa 60 anni, quindi verosimilmente esperti, sabato mattina ai piedi della falesia di Monterivoso, si sono detti perplessi dalla caduta da 10 metri. Gli spit, cioè gli ancoraggi della parete rocciosa, sono distanziati di un metro e mezzo l’uno dall’altro, come ha fatto quella povera donna, si sono chiesti i due, a piombare tragicamente a terra da quell’altezza? La risposta sta nella dinamica ipotizzata dagli inquirenti e nel gioco della fune piuttosto elastica.
Salma restituita ai familiari L’ispezione esterna cadaverica ordinata dal sostituto procuratore Cicoria è stata eseguita sabato mattina al Santa Maria e avrebbe confermato, è chiaro, che a strappare Bianca alla vita sono stati i traumi riportati a seguito della caduta, tanto che l’autopsia non è stata disposta e la salma restituita ai familiari.
